Colombia - México

Iván Ramiro Córdoba Sepúlveda
29 luglio 2001, Estadio Nemesio Camacho El Campín, Bogotá
Copa América - finale
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Modesto il contenuto tecnico del torneo e modesta anche la finale. La Colombia ottiene però, in casa, il primo successo in una competizione internazionale. Ci mette la testa Iván Ramiro.

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Hungary - Soviet Union

Benő Káposzta
23 luglio 1966, Roker Park, Sunderland
Coppa Rimet - quarti di finale
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Nel 1962 in Cile Lev Jašin si era reso protagonista di alcune prestazioni non all'altezza della sua fama. Nel quarto di finale contro l'Ungheria giocò invece una partita magnifica contribuendo con parate decisive all'approdo in semifinale dell'Unione Sovietica.

Brasil - Uruguay

16 luglio 1989, Estádio do Maracanã, Rio de Janeiro
Copa América - girone finale
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E così, esattamente 39 anni dopo il maracanaço, nel medesimo stadio si ritrovano i medesimi XI, in una condizione di classifica leggermente diversa. La Seleçao e la Celeste hanno vinto le loro prime due partite del gruppo finale, ciascuna segnando cinque reti complessivamente e non subendone alcuna. Di fatto, è una vera e propria finale. Al Maracanã sono ufficialmente 148.068 gli spettatori presenti. Nel 1950 erano 173.850, e chissà quanti di loro sono tornati ... Stavolta i padroni di casa hanno la meglio. Risolve Romario. Il Brasile di quell'edizione casalinga vince tutte le partite del round conclusivo senza subire gol, e si riprese il titolo dopo 40 anni.

Italy - Bulgaria

Baggino infilza la difesa bulgara
13 luglio 1994, Giants Stadium, New York
Campionato del mondo - semifinali
TabellinoFull match * | Highlights

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L'Italia più bella del Mondiale 1994 si vide finalmente nella semifinale contro la Bulgaria, di nuovo al Giants Stadium, che ci accolse per una volta con solo il 40% di umidità. Squadra corta e scattante, finalmente sacchiana. Grande partita di Albertini in regia, implacabile Roberto Baggio nel trascinare la squadra in finale, con un delle sue più belle prestazioni, certamente la più importante a livello mondiale: mai come nel primo tempo di quel match Baggino toccò il suo karma pedatorio.

Aulico Gianni Mura nel suo commento a caldo: "Roberto Baggio ha preso per mano la squadra come un bambino prende un aquilone e l'ha fatta volare in alto, molto più su di quanto ci si attendesse. Gioco allegro vuol dire disinvolto, coraggioso, incalzante, spavaldo. Due gol del piccolo principe, uno più bello dell'altro, in cinque minuti, e più tiri verso la porta di Mihaylov in quarantacinque minuti che in tutto il Mondiale. Esagero, ma non di molto".

Sul finire della prima frazione uno slalom di Sirakov, stroncato da Pagliuca, consentì a Stoichkov di segnare, col penalty, il suo 6° gol e di guadagnarsi il titolo di capocannoniere del torneo insieme a Oleg Salenko. Se nel primo tempo era stato l'attacco a portare in alto l'Italia, nel secondo fu la difesa a tenercela: "Insomma si è finalmente vista una squadra vera, un gioco, non un disperato tamponamento, non un'affannosa rincorsa".

Un gol di scarto, però, significò "aspettare la fine con ansia crescente, specie quando per infortunio devono uscire i due Baggio, i due giocatori che con armi diverse hanno portato fin qui l'Italia. Prima esce il tagliaboschi con la sua ascia, poi il piccolo principe col suo spadino lucente". L'infortunio di Baggino, una contrattura alla coscia, ne mise in forse la finale. A perderla fu Costacurta, autore di un gran Mondiale, per un'ammonizione rimediata a mezzora dalla fine. Alla gioia dell'approdo si accompagnarono subito le apprensioni. Ombre fedeli di un torneo pieno di ambasce per gli Azzurri.

West Germany - Switzerland

12 luglio 1966, Hillsborough Stadium, Sheffield
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo 2)
Tabellino | Full match * | BP: video 1 [11:22] video 2 [4:09]
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La Germania esordisce al mondiale con un parco 5 a 0 rifilato alla modesta compagine elvetica, allenata dal nostro Alfredo Foni.
"Un carro armato contro un muricciolo: è la prima immagine che viene a mente su questa partita Germania-Svizzera. Non poteva finire che così: il «panzer» tedesco ha sbriciolato il tenue ostacolo. Si aspettava tutti che gli svizzeri si comportassero come i deputati che stanno in prima fila al parlamento di Westminster, i quali, per secolare usanza, non possono muovere oltre un passo avanti ai loro scranni, quando prendono la parola, perché altrimenti arriverebbero a distanza utile per colpire con la spada gli avversari politici che gli stanno di fronte. Si aspettava, cioè, che gli svizzeri non muovessero un passo avanti dalla loro area di rigore, dedicandosi tutti ad un sontuoso catenaccio ... Sarà molto  debole la Svizzera, nessuno ne dubita, e comunque era  previsto. Ma questa partita ha  lasciato l'impressione che per frenare Haller e compagni ci vogliano le mine" (Paolo Bugialli, Corriere della sera).

Nella foto, i capitani Heinz Schneiter e Uwe Seeler (e l'arbitro, lo scozzese Hugh Phillips)

Un gol "perfettamente idiota"

La Germania sta per ridiventare Weltmeister
Schegge
Il sigillo di Gerd
7 luglio 1974, Olympiastadion, München
Video

"Il soprannome di Müller era Bomber, il bombardiere. L'esplosione si produceva sul tabellone e sulle gradinate, ma i suoi gol non avevano niente di nitido, venivano da azioni casuali. Un giocatore cade a terra, il portiere viene ostacolato, tutti pensano che Müller interverrà di piede, invece lui colpisce di testa. La seconda rete nella finale del Campionato del Mondo contro l'Olanda è un modello di gol allo stesso tempo logico – secondo Gerd Müller – e perfettamente 'idiota'. Invece di colpire di collo pieno il pallone che rotola verso di lui, lo stoppa (forse malamente) e poi, nello spazio creatosi tra il portiere che tenta di chiudergli l'angolo e il palo, Müller colpisce la palla, facendola scivolare come con un cucchiaio. Avendo, per soprammercato, un baricentro molto basso, riesce a evitare i tackle secchi dei difensori. È svelto, assillante e audace".

Vladimir Dimitrijević, La vita è un pallone rotondo | Fonte: Quasi rete
La partita

Polen - Brasilien

6 luglio 1974, Olympiastadion, München
Campionato del mondo - finale (3° e 4° posto)
Tabellino | Full match * |  Sintesi [14:22] | Highlights

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Nella finale per il terzo posto i campioni del mondo in carica del Brasile affrontarono la squadra rivelazione dei Mondiali tedeschi: la Polonia. Gli slavi potevano contare sulla loro migliore generazione: due anni prima, nello stesso stadio, avevano conquistato il titolo olimpico, nel 1973 avevano eliminato dai Mondiali gli inglesi a Wembley, e nel 1974 giocarono un torneo bellissimo. Con grandi giocatori e alcuni campioni del calibro di Jan Tomaszewski, Antoni Szymanowski, Jerzy Gorgon, Wladyslaw Zmuda, Kazimierz Deyna, Henryk Kasperczak, Andrzej Szarmach e Robert Gadocha. Su tutti brillò, in quell'estate del 1974, Grzegorz Lato, capocannoniere del torneo con 7 gol: nella finale segnò la rete della vittoria con un diagonale chirurgico dopo essersi involato, come da suo marchio di classe, per 50 metri.

Nigeria - Italy

Le possenti ante difensive della Nigeria
si chiudono davanti a Massaro
5 luglio 1994, Foxboro Stadium, Boston
Campionato del mondo - ottavi di finale
Tabellino | Full match * | Breve sintesiHighlights

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Quel giorno il Foxboro Stadium era una bolla asfissiante di umidità. L'Italia fu costretta a giocarvi l'ottavo di finale con la Nigeria, più avvezza al clima torrido. Un errore di Maldini, che sostituiva Baresi al centro della difesa, consentì ad Amunike di portare in vantaggio gli africani alla metà del primo tempo. Anziché affondare il colpo di grazia i nigeriani tesero progressivamente a gestire il risultato, consentendo all'Italia di riprendere campo. Ma non gioco. Sacchi provò invano a inserire anche Gianfranco Zola a mezzora dalla fine, al posto di Signori, confidando ancora in Roberto Baggio. Dopo pochi minuti il piccolo tamburino sardo fu però cacciato dall'arbitro, il messicano Brizio Carter, per un'inesistente scorrettezza.

A due minuti dalla fine la tribuna stampa italiana stava già pregustando la demolizione di Sacchi, quando uno dei suoi vecchi pupilli, Roberto Mussi, si fece sessanta metri sulla fascia per poi ciabattare al centro un pallone che Baggio infilò nell'angolino basso. La Nigeria credeva di poter ripetere l'impresa del Camerun di quattro anni prima, oltretutto contro una nazionale tre volte campione, e non resse emotivamente allo shock. Nei supplementari gli azzurri rinvigorirono, guidati finalmente da un ritrovato Baggio, che timbrò il rigore da lui propiziato lanciando in area Benarrivo. Seguirono venti minuti da Fort Apache. "Se il gioco è stato piccolo e oscuro, il pathos è stato grande e luminoso", commentò a caldo Roberto Beccantini.

Come era accaduto a Paolo Rossi nel 1982 contro il Brasile, fu la partita della resurrezione per Baggino. Da "coniglio bagnato", come lo aveva definito Gianni Agnelli, ad eroe nazionale il passo fu breve e immediato, secondo costume italico.

L'exploit di Martin Palermo

Schegge
Bordate a salve
4 luglio 1999, Estadio Feliciano Cáceres, Luque
Video | La partita
Il racconto della partita (Claudio Mauri, La Nacion)

Vedi anche Momentos inolvidables (Eupallog Calendario)

Una partita di apparente routine (Copa América del 1999, ospitata dal Paraguay), certamente non decisiva. Martin Palermo, centravanti del Boca e dell'Albiceleste (foto) va tre volte sul dischetto. La prima esplode un missile che colpisce la parte superiore della traversa; la seconda una bordata che finisce direttamente in curva; la terza una sassata che rischia di tramortire il portiere colombiano. Giusto, era Argentina-Colombia. Vinse la Colombia, tre a zero.

Niederlande - Brasilien

Numeri olandesi
3 luglio 1974, Westfalenstadion, Dortmund
Campionato del mondo - seconda fase (gruppo A)
Tabellino | Full match * | HighlightsAnalisi

E' questa forse una delle più belle partite della storia del calcio, certo una delle più impressionanti. Bella non tanto dal punto di vista tecnico e spettacolare, ma per l'intensità e lo svolgimento, la carica agonistica che sprigionò. Per la tradizione storica che si scontrò con la novità rivoluzionaria. E' certo uno dei capolavori assoluti del Musée dell'Orangerie 1974.

Spesso l'incontro è ricordato per gli scontri violentissimi che progressivamente colorarono la partita, anche a causa dell'inadeguato arbitraggio del tedesco Kurt Tschenscher. Una decisa entrata a forbice di Wim Van Hanegem su Paulo Cesar al 1° minuto dettò il tenore del confronto, che i brasiliani, quando si ritrovarono sotto di due reti dopo un'ora, trasformarono in una caccia all'uomo, come già in passato era capitato loro nei mondiali in Europa, per esempio nel 1938 con la Cecoslovacchia [vedi] e nel 1954 con l'Ungheria [vedi]. L'espulsione di Luis Pereira all'84° ne suggellò l'escalation.

La Selaçao del 1974 era tutt'altro XI rispetto ai magnifici e qualitativi campioni del mondo del 1970. Gianni Brera ne esaltò - e come non poteva farsi mancare l'occasione! - "lo splendido calcio difensivo": ma non poté non osservare come "non aveva attaccanti che valessero non dico Pelé e Garrincha, ma neanche i vecchi arrembati 'italioti' Altafini e Clerici". Nella prima mezzora Paulo Cesar e Jairzinho "sciuparono miserevolmente" un paio di palle gol che avrebbero consentito al Brasile di accedere alla finalissima. Era il peso della tradizione, probabilmente, a condizionare gli eredi dei campioni del mondo.

Un peso che avvertirono anche gli olandesi, che dopo cinque partite spavalde e turbinose scesero in campo per la prima volta contratti di fronte ai detentori in carica. Come ha ricordato Johan Cruyff nel suo Mundiales 74. Impresiones y experiencias de la Copa del Mundo del Fútbol 1974 [Madrid, Ediciones Sedmay, 1974: scheda], lui e i suoi compagni affrontarono la semifinale "con sérias réservas y una cierta dosis de nerviosismo. Bajo ese signo de los nervios se deslizo - por ambas partes - durante bastante tiempo. Los primeros 20 minutes resultaron los de mayor inquietud para la escuadra "orange". Las cosas no acababan de salirnos a nuestro gusto, y tal parecea como si la sombra del gigante americano pesara sobre nuestro ânimo. Hubimos de trabajar mucho y muy duramente, para que no se nos fuera el partido de las manos, y una y otra vez intentâbamos maçcar el "tempo" y el ritmo del juego, en tanto que los brasilenos pretendian lo mismo a su manera. Los primeros 30 minutes resultaron francamente duros". "Después de média hora de dificultades, despojados ya de todo ternor, sacudiéndonos el complejo de estar frente a los invencibles, les perdimos todo respeto a lo que, sin duda, son y signifïcan en la historia del fûtbol, y pudimos ir inclinando la balanza a nuestro favor".

La superiore qualità del gioco e della tecnica degli olandesi maturò all'inizio della ripresa quando due splendidi gol di Johan Neeskens e Johan Cruyff segnarono il destino del match. A quel punto la frustrazione dei brasiliani degenerò in una serie di colpi prontamente restituiti dai vigorosissimi olandesi, che ebbero la meglio anche su quel piano: vero calcio totale. A distanza di anni Ruud Krol lo ricordò come "the best game, the hardest game - it had everything. There was nice football, nice combination, dirty football. It was a game on the limits and I like that, when both teams go to the limits. Do everything to win. We played the game that was necessary to beat Brazil".

A rivederla, in effetti, anche oggi appare uno spettacolo magnifico.

Vedi anche:
- Ultima sinfonia olandese (Eupallog Calendario)
- FIFA Classic Football Matches

Brasilien - Frankreich

1 luglio 2006, Waldstadion, Frankfurt
Campionato del mondo - quarti di finale
TabellinoFull match * | Highlights

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Ognuno ha le sue bestie nere, calcisticamente parlando: quella del Brasile è la Francia. E' dal 1958, infatti, che la Seleçao non batte i Bleus ai Mondiali. La sera del 1° luglio 2006, per la terza volta di seguito (1986 ai rigori e 1998 in finale), prevalsero i francesi.

Come scrisse l' "Equipe" "la victoire française est physique, tactique, artistique parfois". Al fisico provvidero armadi come Makelele, Thuram e soprattutto Vieira. Alla tattica, sembra strano crederlo, Raymond Domenech. All'arte Monsieur Zinedine Zidane. Autore di una partita stupefacente per sontuosità. "Le Bresilien, c'était lui!" commentò il compagno di squadra Gallas.

I Brasiliani veri, invece, si smarrirono. Non avevano destato una grande impressione nelle partite del gironcino e in quella degli ottavi nonostante le quattro vittorie di fila. E contro i Francesi girarono a vuoto. Il risultato finale, determinato dal gol di Henry al 57°, non rese la misura della disparità mostrata sul campo.

BR Deutschland - Schweden

Ballando nell'area di rigore
30 giugno 1974, Rheinstadion, Düsseldorf
Campionato del mondo - seconda fase (gruppo B)
Tabellino | Full match * | Sintesi [21:20] | Altra [12:36] | Highlights

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Sotto l'ennesimo nubifragio di quel Mondiale, la Germania affrontò la Svezia nel girone della seconda fase. Nondimeno fu una bellissima partita: andarono in vantaggio gli scandinavi che, rimontati, rimisero in pari il risultato a inizio ripresa. Nell'ultimo quarto d'ora prevalse l'ordine teutonico.

Vedi anche: La resistenza svedese e i capricci di Netzer (Eupallog Calendario)