Manchester United FC - AC Milan

15 maggio 1969, Old Trafford, Manchester
Coppa dei campioni - semifinali (ritorno)
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FC Dinamo Kiev - Ferencvárosi TC

Dinamo Kiev
14 maggio 1975, St. Jakob Stadion, Basel
Coppa delle coppe - finale
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Memorie

Vedi Ucraina in festa (Eupallog Calendario)

Valencia CF - Arsenal FC

14 maggio 1980, Stadion du Heysel, Bruxelles
Coppa delle coppe - finale
Tabellino | Full match | Altro * | Highlights

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England - Mexico

10 maggio 1961, Empire Stadium, Wembley
Amichevole internazionale
Tabellino | Video (Britich Pathé)


Il Messico schiera in porta, al posto dell'esperto Carbajal, il giovane Mota, alto un metro e cinquantacinque centimetri. Ha fatto qualche miracolo, ma ne ha incassati quattro per tempo. Gli inglesi sono (o sembrano) in grande spolvero. Esordisce con la maglia di Albione (e nel tabellino) Gerry Hitchens. La prima di sole sette partite per il futuro centravanti di Inter, Torino, Atalanta e Cagliari.

Soltanto il cielo li dominò

Film e documentari
Soltanto il cielo li dominò. Ritratto del Grande Torino
di Giancarlo Governi
1998 | Rai Tre | Ritratti |  Documentario

AC Milan - Real Madrid CF

Carlo Ancelotti
19 aprile 1989, Stadio San Siro, Milano
Coppa dei campioni - semifinali (gara di ritorno)
TabellinoFull match | Highlights

Su "La Repubblica" del 19 aprile 1989, sotto il titolo emblematico Milan, soffrire per la finale, Gianni Brera presenta la partita come "una vera e propria classica del calcio europeo", rilevando come "ben 36 televisioni di tutto il mondo avevano sollecitato il privilegio di poter trasmettere" l'incontro. Non senza punta di malizia il Maestro rammenta come, all'andata, "il comportamento spavaldo del Milan al Bernabeu (1-1) ha sorpreso molti che si ostinano a considerare il nostro calcio come diretta espressione d' un tremebondo e vizioso atteggiamento tattico". Segue spiegazione storica: "A questo giudizio contribuisce la storia militare, non proprio generosa di successi italiani, e la cronaca delle partite sostenute dagli italiani nel dopoguerra. Un gagliardo difensivismo aveva sempre contraddistinto il nostro calcio, ispirato alla scuola argentina e soprattutto uruguagia: i grossi risultati conseguiti dagli azzurri di Pozzo erano stati volentieri fraintesi e da ultimo dimenticati secondo convenienza di comodo. E quando l'Italia ha preso a teorizzare il proprio modulo, molti nesci si sono anche sdegnati. La sorpresa peggiore è venuta per loro dal '78 bearzottiano e soprattutto dall'82, che ha visto gli azzurri eguagliare i brasiliani nel libro d'oro. Tuttavia i nesci ed i malevoli hanno seguitato a imperversare nei nostri confronti".

Il gol di Ruud Gullit
Senza la paventata sofferenza breriana, la serata a San Siro si trasforma in un trionfo. Il Maestro lo ammette infine, sulle medesime colonne, il giorno dopo: E' proprio un real Milan. L'incipit è ispirato: "Superiore ad ogni legittima attesa, il buon vecchio Milan ha conquistato la quarta finale europea della propria storia distruggendo letteralmente il Real Madrid. E' stata un' autentica festa di calcio: al centro di quello che gli spagnoli chiamano il ruedo era il Milan a maneggiare spade e muleta! Mortificato alla stregua di un toro non meno furioso che impotente, il celeberrimo Real si è via via arreso alla strapotenza dinamica e tecnica del Milan". Brera non rinuncia a vedere nella squadra allenata da Arrigo Sacchi la prevalenza soprattutto dell'eretismo podistico, ma concede che se "nell'andata, a Madrid, si era visto un dominio soprattutto dinamico del Milan, non coronato però dal successo tecnico", qui a prevalere è stata alla fine la superiorità tecnica. Pur non amandolo, Brera concede al tecnico romagnolo gli onori della sagacia tattica: "Sacchi ha azzeccato la formazione e la conduzione tattica della partita: con Rijkaard interno, si è incomparabilmente arricchito il centrocampo rossonero, che la foga generosa di Gullit ha sempre nobilitato".

Prevale poi il cronista: "La gran gente di Milano va letteralmente in solluchero. E gli spagnoli a poco a poco si convincono. il Milan li sta surclassando in misura mortificante. Il loro orgoglio è risaputo e grande: non si arrendono ancora: ma la spinta del loro centrocampo è quasi nulla: le punte sparute mordono il freno senza poter nulla. Il famoso Schuster è letteralmente smarrito. Gullit corona una prestazione di dubbio stile ma di animo grande compicciando quello che gli spagnoli chiamerebbero il tercero golazo. Il suo tandem con Donadoni risulta irresistibile: così la sua incornata che mortifica Buyo alla sinistra; gli inni dei tifosi sono entuasti senza scadere in delirio. Così il tempo finisce in ovazione memorabile". E ancora: "L' entusiasmo del pubblico di Milano è stato ed è grande. Il povero mortificato Mendoza, presidente madridista, ha riconosciuto con tristezza che la lezione è stata troppo severa. Smarriti, gli spagnoli si guardano torvi: è finita un'era: era già avvenuto all'Inter di chiudergliela rudemente in faccia: ma questa è un'occasione madornale. E la conferma clamorosamente Donadoni, completando il tabellone dell'intero quintetto attaccante. Il resto è storia esaltata da una parte e dall'altra penosa". Memorabile, e aruspice, la chiosa: "Ahimé, tutto a questo mondo finisce, un anno o l'altro. Non trattandosi di un impero politico-militare, si può parlare per fortuna di anni e non di secoli. Se non andiamo errati, è incominciato il formidabile ciclo di capitan Silvio Berlusconi e del Milan".

Real Madrid CF - FC Bayern München

31 marzo 1976, Estadio Santiago Bernabéu, Madrid
Coppa dei campioni - semifinali (andata)
Tabellino | Full match (LQ)Sintesi 1° tp. | Highlights

Partita elettrica. Purtroppo le riprese tv indugiano troppo su Martinez, che al 41° del primo tempo si divora il raddoppio madridista. Mentre l'azione viene riproposta al ralenti, parte il contropiede del Bayern, e si torna in diretta giusto a tempo per vedere il pallone rotolare in rete nella porta opposta: poi l'inquadratura si sposta su Müller che esulta. Pare sia stato un gol bellissimo. Pazienza.
Al fischio finale, alcuni spettatori invadono il campo. Uno di loro si avventa sul centravanti tedesco, un altro sull'arbitro (foto). "La reazione dei giocatori del Bayern, guidata dal portiere Mayer, è micidiale: lasciano sul terreno tre spettatori fuori combattimento, tra i quali l'assalitore di Müller, poi arrestato dalla polizia" (Corriere della Sera, 1° aprile 1976).


Juventus FC - Cagliari

Salvadore, Riva e Lo Bello
15 marzo 1970, Stadio Comunale, Torino
Serie A, 24ma giornata
Tabellino | Servizio RAI (La Domenica Sportiva)

Dirige la partita Concetto Lo Bello. Primadonna tra le primedonne, organizza il pareggio finale (2:2) dispensando rigori non chiarissimi. Il primo alla Juve. Albertosi lo para e Lo Bello ne ordina la ripetizione. Il secondo al Cagliari. "E se l'avessi sbagliato?", pare gli abbia detto Gigi Riva dopo la trasformazione. "L'avrei fatto ripetere", pare abbia risposto lui strizzando l'occhio ...


Lo Bello divide in due l'Italia

Tecnicamente? Quasi ineccepibile: in certe fasi di gioco sembra essere dotato di un terzo occhio, piazzato al centro della nuca. Non gli sfugge il gesto maligno di un gomito, il falletto in mischia. E il comportamento? Autoritario, sì, ma anche da professore buono, che non ammette «libere uscite» o risate in classe, anche se talora ha la grazia di consolare e perdonare, con un buffetto sulla guancia e una parolina a denti stretti. Però ... Però il nostro è il paese di Machiavelli, cioè della politica come scienza del possibile, del giusto interesse composto e diviso. E Lo Bello ragiona di politica calcistica con la rigidità di un «computer». A lui, che si giochi Sommarivese-Oruni o Juventus-Cagliari fa lo stesso: il suo pallottoliere di fischi e rimbrotti e punizioni non cambia. E così sbaglia. Per perfezionismo, per smania di essere precisissimo e inattaccabile. Le fotografie possono dargli ragione, la passione (il fumo delle passioni) che ruota intorno al football come la nuvola d'oro intorno ai santi, no. Ha sbagliato partita. Non ha influito sul risultato, si dice. Grazie, ma con quali patemi. Ha innervosito talmente i giocatori da spingerli a falli mai sognati durante i primi quarantacinque minuti, splendidi per agonismo se non per lucidità di manovra. Gli scontri che si sono visti dopo il doppio rigore decretato per la Juventus non hanno fatto rischiare la vita a nessuno, ma questo va a tutto merito dei giocatori. In tribuna c'è stato chi, dopo i rigori bianconeri, ha scommesso su un inevitabile rigore a favore del Cagliari. Che inevitabilmente è venuto. Per quell'amore delirante dell'equilibrio e della legge che in Lo Bello è anima e fischietto. Lo Bello non ha rinunciato ad essere Lo Bello, cioè un arbitro che ama dimostrare le sue doti di domatore. E il numero preferito è quello di infilare la testa nella bocca della tigre. E' migliore lui o la tigre? E quanto ha penato tra il secondo gol juventino e il secondo pareggio sardo? Sento alitare la voce d'un disco antico: Lo Bello è l'unico che sappia applicare i regolamenti. Ma allora perché non lo eleggiamo ad altri e supremi incarichi? Possibile che solo nel calcio si debba badare alla lettera del regolamento, mentre noi tutti viviamo tra gli astuti labirinti del compromesso reso quasi scientifico? (Giovanni Arpino)

Difendo Lo Bello. Non è un atteggiamento popolare, ma lo ritengo giusto. L'arbitro, ieri, ha applicato il regolamento nell'occasione del rigore fatto battere due volte contro il Cagliari e di quello fischiato contro la Juventus. Non credo abbia sbagliato o sia incorso in una svista: in ogni caso, ha dimostrato un onesto coraggio nel suo comportamento. Lo Bello tornava ad arbitrare dopo un mese di assenza dovuta all'esclusione dai campionati mondiali ed alla sua reazione. Il suo interesse personale era di condurre a termine una partita tranquilla, senza dare nell'occhio. Lo accusano di essere più attore che giudice durante gli incontri. Pure in campo internazionale tale fama gli pesa. Suscita invidia nei colleghi, sospetti tra i tifosi. Forse soltanto gli atleti non se ne curano troppo, poiché "sentono" il polso di chi li guida, anche durante gli incontri più combattuti. Ieri ad ogni modo, in Juventus-Cagliari, Lo Bello aveva tutto il vantaggio a rimanere nell'ombra. Sarebbe stato comodo (ed utile) non osservare i passi in avanti compiuti da Albertosi ed il successivo fallo su Riva, ma Lo Bello ha preferito correre i rischi di una decisione netta e ferma. Sapeva benissimo di essere arrivato ad una svolta importante della carriera. Dopo aver diretto gare internazionali, partite importanti di campionato, dopo aver "fischiato" ai mondiali in Inghilterra (ed essere stato pure là molto discusso) egli poteva rovinare il suo "nome" con una partita sbagliata. Molti ritengono che in Juventus-Cagliari abbia dato il rigore ai sardi a titolo compensativo, ma questo è un processo alle intenzioni. Altri affermano che occorre tatto nel guidare le partita. Esatto. Però la domanda resta: le decisioni di Lo Bello erano tecnicamente conformi alle regole? A nostro parere lo erano e Lo Bello ha fischiato. Perché condannarlo? Oggi si discute sulla moviola vista alla televisione, sugli episodi controversi sezionati dal rallentatore. L'arbitro però ha dovuto assumere il suo atteggiamento in un istante, senza l'aiuto di mezzi meccanici. Avesse sbagliato nel giudizio, sarebbe stato in ogni caso da stimare come uomo. In realtà non ha sbagliato (almeno ci sembra): Lo Bello merita considerazione proprio per la sua capacità di "rischio", anche a dispetto della propria popolarità. Concetto Lo Bello è detto inflessibile. E' detto senza tremori e senza soggezioni. Sono giudizi che lo esentano da ogni condanna (Paolo Bertoldi).

Da Stampa Sera, 16 marzo 1970, p. 7.

Celtic FC - AC Milan

12 marzo 1969, Celtic Park, Glasgow
Coppa dei campioni - quarti di finale (ritorno)
Tabellino | Highlights

Nereo Rocco e Gianni Rivera: l'abbraccio dopo l'impresa che porta i rossoneri a una semifinale su cui nessuno avrebbe scommesso. E' stata una autentica battaglia.

"In questo quadro, Rivera ha offerto agli ottantamila spettatori di Glasgow uno spettacolo a parte, spiegando come dietro la potenza e la tensione spasmodica dei suoi compagni ci fosse anche la raffinata, incomparabile arte del gioco. Perfino nei disimpegni della propria area, l'ex golden-boy pareva assorto nella meditazione dell'artista che segue il filo di un suo libero e poetico ragionamento, senza turbarsi del frastuono da cui è circondato. Un'immagine indimenticabile in una serata che non dimenticheremo" (Antonio Ghirelli).

France - Italie

Tra qualche mese nello stesso club
23 febbraio 1982, Parc des Princes, Paris
Friendly match
Tabellino | Full match | Highlights

Spagna - Italia

Il gol di Anastasi schizzato
da Carmelo Silva 
21 febbraio 1970, Estadio Santiago Bernabéu, Madrid
Amichevole internazionale
Tabellino | Full match * | Highlights

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Italia - Francia

Platoche castiga San Dino
8 febbraio 1978, Stadio San Paolo, Napoli
Amichevole internazionale
Tabellino | Full match: pt. 1 - pt. 2 - pt. 3 - pt. 4 | Highlights
Altra documentazione

La pedata italica fa la conoscenza diretta di Platoche in un match di preparazione al mondiale d'Argentina. I franzosi impattano, due a due in rimonta, San Paolo stizzito. "Campione di tirassegno", lo definisce Giovanni Arpino. Strapazzato da Tardelli sul piano dinamico, Platini, "il riverino francese (tale è, se si può azzardare un paragone)" se la cava con l'astuzia di un campione che strabilierà il colto e l'inclita negli anni a venire.