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Santos FC - SL Benfica

Pelé: uno a zero
19 settembre 1962, Estádio do Maracanã, Rio de Janeiro
Coppa intercontinentale - gara di andata
Tabellino | Highlights [8:58]

FC Internazionale Milano - SL Benfica

Le finali di Coppa dei campioni

27 maggio 1965, Stadio San Siro, Milano
Tabellino | Full match | Copia: 1° tempo | 2° tempo | Sintesi [9:37]

Storie di calcio
Memoria nerazzurra

"La Coppa sfavilla sotto i riflettori e manda abbaglianti luccichii, passando di mano in mano. Per primo l'ha avuta Picchi, il capitano. A centrocampo, intrise di pioggia e di sudore, le maglie rosse del Benfica. Germano e gli altri guardano sconsolati e quasi inebetiti la scena: l'entusiasmo dell'Inter è la loro amarezza. Un'amarezza grande e pienamente giustificata. Il pubblico se ne avvede e, come i portoghesi si portano a centrocampo per il commiato, un applauso fragoroso e convinto li saluta" (Rodolfo Pagnini, L'Unità, 28 maggio 1965).


Il commento (spassoso) di Monsù Poss (Stampa Sera, 28-29 maggio 1965).
"E' doveroso per noi esprimere ancora una volta le nostre rimostranze per gli incontri in notturna. Questi incontri costituiscono sempre una piccola irregolarità, come gioco e come spettacolo, e perché non permettono a chi ama scrivere con calma ed a ragion veduta di lavorare come vorrebbe data l'ora tarda a cui terminano. Continuando di questo passo, gli incontri calcistici in notturna finiranno con il far concorrenza ai «night-club». Vi è forse qualcuno che sappia spiegarci, per esempio, perché questo incontro finale della «Coppa dei campioni», disputatosi in giornata ufficialmente festiva, non si sia giocato in diurna anziché in notturna? E perché il Comitato direttivo dell'Uefa non ha, per maggior regolarità, stabilito che la gara avesse luogo alla luce del giorno? Il tempo si è assunta la funzione di vendicatore, facendo cadere acqua a catinelle sull'avvenimento, proprio un'ora prima del calcio d'inizio. E l'incontro, su un campo ridotto dalla pioggia nelle condizioni in cui era quello di San Siro, non ha potuto avere carattere di piena regolarità né per chi è risultato vincitore né per chi ne è uscito perdente. Ha vinto l'Internazionale; ed il suo successo, sia detto in termini chiari, è stato nel complesso meritato. Anche se l'ultima parte della partita, cioè l'ultima mezz'ora, è stata giocata dai neroazzurri in modo tale da dar luogo da parte degli stessi suoi sostenitori a disapprovazioni e recriminazioni aperte. L'undici milanese avrebbe potuto, e, più che potuto, dovuto, arrotondare il suo vantaggio dall'1 a 0 al 3 a 0, nel primo quarto d'ora del secondo tempo, quando prima Jair e poi Mazzola, colpendo il palo, mancarono due reti che erano già praticamente fatte. Per noi, poi, comunque fossero andate le cose, come gioco e come risultato, l'Internazionale l'incontro l'avrebbe vinto sempre. Per mille ed una ragione, non poteva proprio farne a meno; era nell'ordine logico e naturale delle cose che vincesse. Questo Benfica che sotto la pioggia dirotta si è presentato ieri al pubblico italiano è un'edizione ridotta e alquanto diminuita in valore e in efficienza del Benfica di due o tre stagioni or sono. Il Benfica di Amsterdam, quando arrivò a battere un Real Madrid ancora con Di Stefano ed ancora in ottime condizioni di forma, avrebbe saputo approfittare di quell'ultima mezz'ora di questo incontro di San Siro, quando davanti alla rocca difesa da Sarti non seppe far altro che una dimostrazione del tipo di quelle «navali», quelle che si usava fare una volta, quando si voleva minacciare qualcuno e far vedere che si era pronti a ricorrere a gesti di forza. Eusebio, per esempio, è stato tenuto a freno ed in soggezione per quasi tutti i novanta minuti della partita da un novellino come Bedin, e né Torres né Augusto sono stati all'altezza dei giocatori che ancor non molti mesi or sono seppero passare da dominatori sui campi dell'Europa intera. Ottimi tecnici essi lo sono sempre, altrimenti non avrebbero fatto ieri quello che effettivamente hanno fatto, su un campo ridotto in condizioni pietose com'era quello di San Siro. Ma in un certo qual senso bisogna riconoscere che «la voce del cantor non è più quella». L'Internazionale ha vinto, come ognuno prevedeva e come era logico che avvenisse. La sua vera forza sta nella difesa, più che nell'attacco. L'Inter ha al momento attuale tre bei giocatori, che dominano, guidano e portano alla vittoria l'intero «undici»: il terzino Facchetti ed i due attaccanti Suarez e Corso. L'ultimo di questi tre si è calmato alquanto ed è diventato più quieto nel secondo tempo. Ma nel complesso i tre costituiscono i pilastri basilari dell'intera costruzione".


AC Milan - SL Benfica

Le finali di Coppa dei campioni

22 maggio 1963, Empire Stadium, Wembley
Tabellino | Full match | Video (British Pathé)

La prima Coppa (Eupallog Gallery)

Quattro chiacchiere con Pozzo a Ten Bells, aspettando la finale (Eupallog Cronache e storie)
- Riepilogo UEFA
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Da Corriere della Sera (rievocazione di Mario Gherarducci)
"Mentre in patria l'Inter si aggiudicava il suo ottavo scudetto, i preparativi rossoneri per la finale londinese furono abbastanza consueti. «Un paio di giorni di ritiro e l'arrivo a destinazione soltanto alla vigilia della partita», riferisce Maldini. Più laborioso fu probabilmente il varo della formazione. «Gipo» Viani, che ricopriva la carica di direttore tecnico e si considerava un tattico sapiente e astuto (uno dei suoi vanti era l'invenzione del «libero» allorché guidava la Salernitana), premeva per una mossa che privilegiava l'impiego di Pivatelli, un ex attaccante che al Milan s'era trasformato in centrocampista, da utilizzare come finta ala destra per contrastare le iniziative di Coluña, ritenuto il cervello del Benfica. L'allenatore Nereo Rocco non avrebbe invece voluto stravolgere l'assetto della squadra, schierando due ali di ruolo come Mora e Barison. La spuntò Viani, l'escluso fu Barison e la trovata di «Gipo», per certi versi, si sarebbe rivelata determinante. L'avvio della finale fu favorevole al Benfica, in vantaggio dopo 18' con un gol di Eusebio, la mitica «pantera nera» del calcio portoghese. «Occorreva modificare qualcosa nel nostro assetto difensivo - riferisce Maldini - ma comunicare con Rocco era impossibile perché a Wembley le panchine erano lontanissime dal campo e due giganteschi poliziotti impedivano al nostro allenatore di muoversi. Io ero il capitano e mi assunsi la responsabilità di invertire un paio di marcature. Trapattoni andò su Eusebio, che stava facendo ammattire Benitez, e il peruviano fu destinato a occuparsi di Torres». Una mossa azzeccata perché la sfida cambiò fisionomia. Al 13' del secondo tempo arrivò il pareggio, siglato da José Altafini, che rammenta: «Il pallone mi arrivò tra i piedi al limite dell'area, spedito da David o da Trapattoni. Non ci pensai sopra e calciai di destro forte e angolato». Due minuti più tardi si verificava l'episodio al quale il Benfica avrebbe attribuito la causa della sua sconfitta: l'infortunio di Coluña, colpito duro da Pivatelli e rimasto in campo nonostante una piccola frattura a un piede perché all'epoca non erano state ancora introdotte le sostituzioni. «Sgambettai Coluña, lo ammetto, ma senza intenzione di fargli male, tant'è vero che l'arbitro inglese nemmeno mi ammonì», precisa Gino Pivatelli, perseguitato a lungo dalla fama di «killer» per quell'intervento, giudicato premeditato dai portoghesi. «Sono comunque convinto che avremmo vinto anche se Coluña fosse rimasto integro sino alla fine. Fu una bella partita, veloce e combattuta. Ricordo che l'elogio più significativo arrivò dalla stampa inglese, secondo la quale chi non era andato a Wembley s'era perso un grande spettacolo». Puntualizza Rivera: «C'erano diversi vuoti sulle tribune, probabilmente perché si giocava nel pomeriggio di un giorno feriale. Credo che proprio da allora le finali europee siano state programmate sempre di sera». Sei minuti dopo l'infortunio di Coluña, fu ancora Altafini a battere Costa Pereira, risolvendo la finale e portando a 14 gol il suo bottino da record nelle nove partite europee della stagione. «Rivera intercettò il passaggio di un portoghese e il pallone schizzò verso di me. Volontario o casuale che fosse, l'assist di Gianni innescò il mio scatto verso la porta del Benfica. Non so se i due gol di Wembley siano stati i più importanti della mia carriera. Di certo, hanno consegnato me e il Milan alla storia del pallone. Era la prima volta che una squadra italiana saliva sul trono d'Europa». Complimentati nello spogliatoio dal presidente Andrea Rizzoli («mi pare che il premio promesso fosse di un milione di lire a testa, una cifra non eccezionale» riferisce Rivera), i giocatori vennero a sapere poco dopo che quella di Wembley era stata l'ultima apparizione sulla panchina del Milan di Rocco, che s'era già accordato col Torino («niente di scritto, una semplice stretta di mano con il presidente Pianelli»), da dove nel '67 sarebbe nuovamente approdato al club rossonero. Colpa di una convivenza sempre più difficile con Viani, di una predilezione nemmeno tanto velata di Rizzoli verso il direttore tecnico e delle frequenti battute ironiche di qualche dirigente rossonero un po' snob sulle origini campagnole del popolare «paron», sulla sua scarsa eleganza e sulla sua civetteria di esprimersi quasi sempre in dialetto triestino. Una scelta, quella di Rocco, che versò una spruzzata di malinconico sconcerto su quello che sarebbe rimasto un giorno da incorniciare nella storia del Milan e del calcio italiano".









Manchester United FC - SL Benfica

2 febbraio 1966, Old Trafford, Manchester
Coppa dei campioni - quarti di finale (andata)
Tabellino | Sintesi [8:15]

The One-Man Club contro il Girovago. Due raffinati architetti, comunque, archetipici del calcio che generarono e della terra che li generò. Béla Guttmann, architetto del Benfica, e Matt Busby, inventore del mito United. Quarti di andata di Coppa dei Campioni a Old Trafford. Ha la meglio Busby, ma di misura: tre a due. Prologo della semifinale mondiale, in sostanza. Charlton vs. Eusebio. Emozioni. Chi ha pagato il viaggio speciale organizzato dalle agenzie di Lisbona ha assaporato tutta la bellezza del football (forse non di Manchester).

SL Benfica - Santos FC

11 ottobre 1962, Estádio da Luz, Lisboa
Coppa intercontinentale - gara di ritorno
Tabellino | Highlights [5:48] | Altri | Altri | Altri

Vedi Continua il dominio del Santos (Le cronache di Monsù Poss)

SL Benfica - Real Madrid CF

25 febbraio 1965, Estádio da Luz, Lisboa
Coppa dei campioni - quarti di finale (andata)
Tabellino | Highlights | Documentario (Benfica TV)

Lo dice Eusebio: è stata la più grande partita della sua carriera. Giocare al calcio meglio di così è impossibile. La stampa internazionale celebrava la fine del mito madridista, collegandola all'inevitabile usura di assi ormai troppo anziani, e alla partenza di don Alfredo. In realtà, un anno dopo i Blancos saranno ancora protagonisti.

Derby County FC - SL Benfica

Anche di spalle e senza il nome
sulla maglia, alcuni giocatori
si riconoscono facilmente
25 ottobre 1972, Baseball Ground, Derby
Coppa dei campioni - ottavi di finale (andata)
Tabellino | Sintesi [12:55] | Altra [7:39]

AFC Ajax - SL Benfica

Solo apparentemente disarmonico:
era il suo stile
5 marzo 1969, Stade de Colombes, Paris
Coppa dei campioni - quarti di finale (gara di spareggio)
Tabellino | Highlights [2:00] |  Altri | Altri | Documentazione

Adesso tutti ne sembrano sorpresi. Excusez-moi, monsieur, era anche lei a Colombes? Non mi risponde. Ah, ecco, è di Amsterdam, non capisce una parola di inglese. A quell'altro che piagnucola e parla da solo guardando la Senna non chiedo nulla, è di Lisbona, logico che sia disperato e speriamo non si butti nel fiume. 
Certo, è stata un'agonia. Ajax e Benfica, alla terza partita, non segnano nemmeno un gol nei novanta minuti regolamentari. Poi, i lusitani cedono. Anzi, schiantano. Ne prendono tre. Tre a zero, Ajax in semifinale di Coppa dei campioni. 
"Fin de una epoca", chiosa Mundo Deportivo - e certo, in Catalogna si ricordano ancora dello scherzetto che le Aquile fecero al Barça qualche anno fa -; "Los holandeses, con un fútbol mucho más impreciso, y a veces hasta primitivo, acreditaron una mayor profundidad y su terrible sentido del choque y de la fricción acabó por dejar a los portugueses con la lengua fuera". 
Eh eh, l'immagine finale è strepitosa. Ai poveri vecchietti del Benfica hanno tirato il collo, li hanno costretti ad andare su e giù per il prato, e alla fine persino il portiere (come si è notato nel gol di Cruijff) aveva la vista annebbiata. Anche a Torino ci sono conti in sospeso con Eusébio e compagni, e abbastanza recenti. "Clamoroso risultato a Parigi", parte il pezzo dettato a La Stampa dal corrispondente di Parigi. Forse ha il compito di dare un'occhiata a Cruijff, "l'attaccante che pare interessi alla Juventus". Sì, magari! Come che sia, "a Parigi, il mito dello squadrone di Eusebio è crollato".
Proprio così. Un capitolo di storia del calcio d'Europa nei favolosi anni Sessanta è stato chiuso, a Parigi, da un XI venuto dal futuro, un futuro che inizierà tra un paio d'anni ma che oggi tutti cominciano a intravedere.

[Tratto da Michele Ansani, Lenta può essere l'orbita della sfera]

AS Saint-Étienne - SL Benfica

Sarà un gol? Forse
30 novembre 1967, Stade Geoffroy Guichard, Saint-Étienne
Coppa dei campioni - sedicesimi (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights

Újpesti Dózsa - SL Benfica

Immagini TV
7 novembre 1973, Megyeri úti stadion, Budapest
Coppa dei campioni - ottavi di finale (ritorno)
Tabellino | Sintesi [23:08] | Highlights

SL Benfica - RSC Anderlecht

18 maggio 1983, Estádio da Luz, Lisboa
Coppa Uefa - finale (ritorno)

RSC Anderlecht - SL Benfica

4 maggio 1983, Stade du Heysel, Bruxelles
Coppa Uefa - finale (andata)
Tabellino | Highlights | Video amatoriale

SL Benfica - FC Steaua București

Rui Águas, O Goleador
20 aprile 1988, Estádio da Luz, Lisboa
Coppa dei campioni - semifinali (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights

Olympique de Marseille - SL Benfica

18 aprile 1990, Estádio da Luz, Lisboa
Coppa dei campioni - semifinali (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights

FC Steaua București - SL Benfica

Gheorghe Hagi
6 aprile 1988, Stadionul Steaua, București
Coppa dei campioni - semifinali (andata)
Tabellino | Full match | Highlights

Tottenham Hotspur FC - SL Benfica

Momenti di tensione
5 aprile 1962, White Hart Lane, London
Coppa dei campioni - semifinali (ritorno)
Tabellino | Video (BP) | Altro

AFC Ajax - SL Benfica

5 aprile 1972, Olympisch Stadion, Amsterdam
Coppa dei campioni - semifinali (andata)
Tabellino | Sintesi | Highlights

Real Madrid CF - SL Benfica

Ramon Moreno Grosso
17 marzo 1965, Estadio Santiago Bernabéu, Madrid
Coppa dei campioni - quarti di finale (ritorno)
Tabellino | Highlights

Borussia Dortmund - SL Benfica

Franz Brungs
4 dicembre 1963, Stadion Rote Erde, Dortmund
Coppa dei campioni - Ottavi di finale (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights: parte 1 [2:56] | parte 2 [3:04]


K. Valur Reykjavík - SL Benfica

José Augusto Torres 
18 settembre 1968, Laugardalsvöllur, Reykjavík
Coppa dei campioni - sedicesimi di finale (gara di andata)
Tabellino | Ampia sintesi: pt. 1 - pt. 2 - pt. 3 (ca. 1h)