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Borussia Dortmund - Cruzeiro Esporte Club


2 dicembre 1997, National Stadium, Tokyo
Coppa intercontinentale (gara unica)

Tabellino | Full match | Highlights

Bella soddisfazione per Nevio Scala, alla sua prima (e unica) stagione sulla panchina del Borussia. Sì, perché il Cruzeiro ha pensato di affrontare la gara che vale una Toyota Cup (cioè la Coppa intercontinentale) affittando tre giocatori, ovvero mettendoli sotto contratto per una ventina di giorni. Giocatori notissimi, nazionali brasiliani:  Marcelo Gonçalves Costa Lopes detto Gonçalves, in forza al Botafogo, Osmar Donizete Cândido detto Donizete, in forza al Corinthians, e José Roberto Gama de Oliveira detto Bebeto, in forza al Vitória di Bahia. Scala dice che non si è mai visto nulla di simile, e minaccia di non scendere in campo. La Fifa risponde svogliata: se non scendete in campo siete automaticamente esclusi da tutte le competizioni internazionali. Giocarono. E vinse (facile) il Borussia. 

Juventus FC - Borussia Dortmund

Talvolta, il Delle Alpi sembrava uno stadio più che adeguato
19 maggio 1993, Stadio delle Alpi, Torino
Coppa Uefa - finale (gara di ritorno)
Tabellino | Full match | Altro | Highlights


"Adesso non diranno più che vinco solo i tornei del bar. E' la fine di tante battaglie, una sensazione magnifica, ora con la squadra c' è un feeling perfetto. Ma guai fermarsi. Devo crescere ancora e dedico questa Coppa a chi mi ha fatto maturare" (Roberto Baggio). A chi l'avrà dedicata?

Borussia Mönchengladbach - Borussia Dortmund

Otto Rehhagel, allenatore del Dortmund:
l'andamento della partita non lo soddisfa
29 aprile 1978, Rheinstadion, Düsseldorf
Bundesliga - 34a giornata
Tabellino | Full match | Highlights

Altre immagini, cronache, rinvii: qui

Borussia Dortmund - Juventus FC

5 maggio 1993, Westfalenstadion, Dortmund
Coppa Uefa - finale (andata)
Tabellino | Full match | Highlights

Borussia Dortmund - FC Internazionale Milano

Picchi a protezione di Sarti
15 aprile 1964, Rote Erde, Dortmund
Coppa dei campioni - semifinali (andata)
Tabellino | Highlights

Borussia Dortmund - West Ham United FC

13 aprile 1966, Stadion Rote Erde, Dortmund
Coppa delle coppe - semifinali (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights


Borussia Dortmund - FC Barcelona

11 marzo 1998, Westfalenstadion, Dortmund
Supercoppa europea - gara di ritorno
Tabellino | Full match | Highlights

FC Barcelona - Borussia Dortmund

Luis Enrique
8 gennaio 1998, Camp Nou, Barcelona
Supercoppa europea - gara di andata
Tabellino | Full match | Highlights

Borussia Dortmund - SL Benfica

Franz Brungs
4 dicembre 1963, Stadion Rote Erde, Dortmund
Coppa dei campioni - Ottavi di finale (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights: parte 1 [2:56] | parte 2 [3:04]


Borussia Dortmund - Celtic FC

Norbert Dickel
29 settembre 1987, Westfalenstadion, Dortmund
Coppa Uefa - trentaduesimi di finale (gara di ritorno)
Tabellino (con errore di data) | Sintesi [27:32] | Highlights (con errore di data)

Borussia Dortmund - Juventus FC

Le finali di UEFA Champions League

28 maggio 1997, Olympiastadion, München

- Up and down by TheWildBunch22



Gianni Mura, La legge del più debole ("La Repubblica", 29 maggio 1997)


E chi se lo aspettava. Però ci sta anche questo: che i più forti si sentano all'improvviso deboli, che balbettino come se avessero la febbre, che si facciano fare di tutto. Sull'impero della Juve il sole può tramontare, a volte. Niente grande slam, ma una brutta botta sul muso. Una doppietta di Riedle nello spazio di cinque minuti, l'illusione di poter ancora riprendere l' ultimo vagone del treno che fuggiva (leggiadro colpo di tacco di Del Piero).
E poi la mazzata definitiva, un pallonetto perfetto e irridente di Ricken, entrato in campo da 35" appena. Gli ultimi 20' non servivano a niente, a nessuno. Ho sbagliato pronostico. E la Juve ha fatto di peggio: ha sbagliato partita. Non occorre tornare alla finale dell'Olimpico, sarebbe bastata la Juve, vista tante volte in questa stagione, per sistemare il Borussia. Ma quella Juve era scomparsa, e forse questo spiega (a posteriori, naturalmente) le tante piccole spie rosse della vigilia. Non credo che sia stata una questione di pancia piena, o di presunzione. L'umiltà, in questa Juve, è un obbligo. Altre cose sono mancate, o se preferite altri giocatori. Il Borussia ha raccolto quello che la Juve per distrazione, per pochezza o per scarsa lucidità gli ha lasciato.
S'è capito quasi subito che non era una Juve né bella né tantomeno provvista di quel po' di fortuna che aiuta a terminare il viaggio anziché portarti addosso agli scogli. Dopo tre minuti Puhl non ha concesso un rigore abbastanza evidente per trattenuta di Reuter su Jugovic. Al 41', su ottimo spunto personale di Zidane, Klos è stato salvato dal palo. Al 43' un gol di Vieri è stato annullato per un fallo di mani decisamente involontario. Con tutto questo, e con un assetto più rischioso ma più efficace la partita poteva ancora essere raddrizzata. Invece Ricken, in contropiede, l'ha portata in Westfalia. Giusto, perché il Borussia complessivamente ha giocato meglio. La Juve prova così l'amarezza di perdere una competizione largamente dominata. Si è presentata al giorno decisivo con le batterie scariche. Va sottolineato che, nella notte bavarese, le peggiori prestazioni le hanno fornite gli abituali pilastri juventini: Peruzzi, Ferrara, Montero, Di Livio, Deschamps, mentre l'impiego di un Boksic inconcludente resta, a parer mio, una scommessa persa da Lippi. Strano, poi, che una difesa che da giorni si sente spiegare la pericolosità di Riedle sui palloni alti lo lasci libero di fare i comodi suoi. 
La Juve è più forte del Borussia, sì, ma ieri non lo è stata. Le due finali di squadre italiane contro squadre tedesche sono state vinte dai tedeschi. Ma sono dettagli, così come lo stadio di Monaco che non porta bene alle italiane (qui il Milan aveva perso col Marsiglia). Alla fine, sono sempre gli uomini a decidere, almeno mi piace pensare così, e gli uomini della Juve sembravano avere una marcia in meno, come portassero al collo il peso del pronostico. Hanno corso ad handicap, sempre in salita, toccando un buon livello collettivo solo negli ultimi cinque minuti del primo tempo e nei primi venti minuti del secondo. Iuliano, Zidane, Jugovic e Vieri hanno lottato più e meglio degli altri, ma si sa da sempre che la sconfitta appartiene a tutti. Di miracoli, rimescolando gli uomini, rattoppando le scuciture, dosando le energie, guardando il cruscotto per il carburante, la Juve ne ha fatti molti, nell' ultimo anno. Paulo Sousa, uscito in barella a due minuti dalla fine, che un quarto d'ora dopo la premiazione fa ancora il giro di campo avvolto in una bandiera portoghese può dirla lunga sulle motivazioni degli ex juventini, impropriamente chiamati scarti. Non è da giudicare necessariamente, questa, la coppa dei poveri. E' certamente la coppa dei più forti, nella sera che contava, nella partita che puoi rigiocare cento volte e vincerla sempre, ma solo nella testa. Sul campo, è andata così.


FC Bayern München - Borussia Dortmund

Le finali di UEFA Champions League

25 maggio 2013, Wembley Stadium, London
Tabellino | Full match * | Sintesi | Highlights

- UEFA
- BBC
- The Guardian
- Telegraph
- Gazzetta dello Sport
- SB Nation
- Sciabolata morbida



Maurizio Crosetti, L'ora del Bayern ("La Repubblica", 26 maggio 2013)

Piangono tutti, vincitori e vinti, nell'incredibile festival della lacrima sul prato più sacro al mondo. E quelli del Bayern si prendono l'Europa, se la pappano con un finale di assoluto furore, quando il Borussia li aveva spaventati e raggiunti, e gli spettri del passato quasi prendevano corpo un'altra volta. I rossi hanno vinto non solo partita e Coppa, ma un'intera stagione di spaventosa efficacia e rara bellezza, soffrendo nell'ora più difficile e meritando. Lo sa anche il giovane Klopp mentre stringe in un abbraccio bellissimo il vecchio Jupp Heynckes, il settantenne che lascerà questa indimenticabile macchina di calcio a Pep Guardiola: cavoli di quest'ultimo, perché forse sarà impossibile persino per lui arrampicarsi al di sopra del massimo. Il Bayern ha saputo sconfiggere il terrore di cadere un'altra volta, ha mantenuto il controllo dopo avere smarrito il gioco per eterni pezzi di gara, è andato in vantaggio, si è lasciato riprendere quasi subito e qui ha dimostrato la sua vera grandezza: non cadere nell'abisso dopo averlo guardato fino in fondo. L'eroe è Arjen Robben, un rubinetto i suoi occhi dopo i tre fischi di Rizzoli, è lui ad avere segnato il gol che significa tutto e dà forma alla notte tanto attesa.
La migliore squadra al mondo mette dita e labbra sull'argento della Coppa, tra baci e carezze tenerissime, dopo che i suoi tifosi ne avevano sventolate tante di cartone, gommapiuma, argentate e gonfiabili. Il Bayern solleva il trofeo tra gli applausi di quelli del Borussia, una lezione non solo di tedesco ma di sport. Eppure, il pesante dovere della vittoria ha lungamente paralizzato il Bayern, immerso nei brutti ricordi: quando perdi due volte su due una finale, hai il terrore che il peggio ritorni. E allora i ragazzacci vestiti di giallo si sono distesi in una mezz'ora iniziale di puro divertimento, frizzante come una Coca Cola bevuta d'un sorso. In 5 minuti, a metà primo tempo, hanno bersagliato tre volte Neuer che ha respinto di piede, mano, pugno, pareva che i borussi fossero almeno una quindicina, non più di otto o nove invece i bavaresi, flaccidi come il dolce cui danno il nome. La riemersione del Bayern è avvenuta solo al 27' con una zuccata di Mandzukic, alzata sulla traversa dalle dita smisurate di Weidenfeller. Poi Robben è riuscito a sbagliare due volte in altrettante solitudini davanti al portiere. 
Il primo tempo ha offerto molto, e soprattutto ha evitato la melassa tattica dell'attesa, incompatibile con la vocazione tedesca per il nuovo calcio elettrico. Il gol quasi obbligatorio, quasi inevitabile del Bayern si manifesta al 60' dopo molto patire, stavolta Robben non s'intorcina e trova libero Mandzukic, solo in area per il comodo appoggio col sinistro. Ora si tratterebbe di gestire un po', ed è qui che i bavaresi cedono terreno, distraendosi come raramente accade. Neanche sei minuti dopo il vantaggio, il brasiliano Dante non trova di meglio che abbattere Reus in area con un calcio in pancia, rigore grosso come Buckingham Palace, il tiro di Gündogan esemplare. L'equilibrio ritorna, la signora Merkel seduta accanto a Platini sembra gradire. Il pareggio pare un macigno impossibile da spostare, ed è in questo preciso momento, a un minuto dalla fine, che l'olandese Robben s'infila nella difesa gialla che ormai è un pasticcio, galoppa in porta, pizzica appena la palla per piazzarla all'angolo tra palo e destino, nel punto esatto in cui i peggiori ricordi non tornano più.


Liverpool FC - Borussia Dortmund

5 maggio 1966, Hampden Park, Glasgow
Coppa delle coppe - finale
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