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Panathinaikos FC - Juventus FC

20 settembre 1961, Leoforos Stadium, Athens
Coppa dei campioni - sedicesimi di finale (gara di andata)
Tabellino | Video [10:05]

Inizia la Coppa dei campioni, nel caldo torrido di Atene. Piuttosto rimaneggiata (e costretta a schierare John Charles in posizione di centromediano), la Juventus deve rinunciare anche a Bruno Mora e iniziare la partita in dieci uomini. Perché? Perché la Federazione europea si era dimenticata di includere il nome dell'ala bianconera nell'elenco trasmesso all'arbitro, il cecoslovacco Karol Galba. Molto sportivamente, il presidente del Panathinaikos si prese la responsabilità di accordarne l'impiego. Così, a partita già iniziata da cinque minuti, Mora poté fare il suo ingresso in campo. E, verso la fine del primo tempo, segnò la rete che portò in vantaggio i suoi (foto). 
La partita poi finì 1-1, e l'allenatore dei greci minacciò di fare ricorso, di chiedere l'annullamento del risultato e ottenere una vittoria, anche di misura, per la sua squadra. Qualcuno lo convinse a desistere.

Liverpool FC - Panathinaikos FC

10 aprile 1985, Anfield Road, Liverpool
Coppa dei campioni - semifinali (andata)
Tabellino | Full match: 1° tp - 2° tp | Highlights

Panathinaikos FC - AFC Köln

Wolfgang Overath
12 novembre 1964, Leoforos Ground, Athens
Coppa dei campioni - Ottavi di finale (andata)
Tabellino (con errore di data) | Highlights [4:27] | anche qui

Juventus FC - Panathinaikos FC

Bell'Antonio dal dischetto
accende l'ultima speranza
4 novembre 1987, Stadio comunale, Torino
Coppa Uefa - sedicesimi di finale (gara di ritorno)
Tabellino | Sintesi [31:42] | Highlights

AFC Ajax - Panathinaikos FC

Le finali di Coppa dei campioni

2 giugno 1971, Empire Stadium, Wembley
Tabellino | Full match | Highlights

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- Ajax 1971-73 (Jonathan Wilson, The Guardian)
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Un team olandese schierato con la grande coppa per le foto-ricordo non regalava immagini assolutamente inedite al continente calcistico. L'anno prima il Feyenoord aveva trovato un posto nell'albo d'oro sgomitando il Celtic, che aspirava alla seconda nicchia. E ancora due anni prima, in fondo, i lancieri avevano pure e appunto lanciato la loro prima sfida, venendo respinti dall'esperta (è un eufemismo) masnada rossonera. Exploit che molti superficiali osservatori ritenevano casuali, nell'epoca in cui il calcio praticato dalle nazionali rifletteva ancora la tradizione dei club (e viceversa); e nessuna pagina rimarchevole avevano mai scritto, dalle origini del gioco, la terra dei mulini a vento e le squadre delle sue maggiori città. D'altra parte, che significativi e irreversibili mutamenti fossero in atto è testimoniato anche dallo sparring-partner dell'Ajax sul sempiterno prato di Wembley. Nessuno più dell'uomo che sbucava dal tunnel, guidando i verdi del Panathinaikos all'inevitabile sacrificio, poteva rappresentare il passato, quale testimone di un football definitivamente consegnato a storie e leggende. Ferenc Puskas non era solo l'Aranycsapat o il grande Real: simboleggiava il calcio della mitteleuropa che era stato sempre avanguardia, sin dagli anni '20, calcio di grandi e inutili vittorie e di inattese e importantissime sconfitte. Logico che Eupalla affidasse a lui  il compito di testimoniare l'avvio di una nuova epoca, perché l'antica non venisse del tutto dimenticata.
Fu dunque alla sacerdotale presenza di Puskas, estemporaneo allenatore del Panathinaikos, che il ventiquattrenne Johann Cruijff, l'Ajax disegnato da Rinus Michels e il suo rivoluzio-nario Totaalvoetbal, poi replicato con maglie di colore diverso nella competizione fra le nazioni, si presero la Coppa, avviando un'egemonia tecnica e soprattutto culturale che, per molti aspetti, perdura.
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