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Italia - Inghilterra: le sfide

13 maggio 1933, Roma. Amichevole. Cineteca

14 novembre 1934, Londra. Amichevole. Cineteca

13 maggio 1939, Milano. Amichevole. Cineteca

16 maggio 1948, Torino. Amichevole. Cineteca

30 novembre 1949, Londra. Amichevole. British Pathé

18 maggio 1952, Firenze. Amichevole. Cineteca

6 maggio 1959, Londra. Amichevole. British Pathé

24 maggio 1961, Roma. Amichevole. Cineteca

14 giugno 1973, Torino. Amichevole. Cineteca

14 novembre 1973, Londra. Amichevole. Cineteca

28 maggio 1976, New York. U.S.A. Bicentennial Cup Tournament. Highlights

17 novembre 1976, Roma. Coppa del mondo, qualificazioni. Cineteca

16 novembre 1977, Londra. Coppa del mondo, qualificazioni. Cineteca

15 giugno 1980, Torino. Campionato europeo, fase finale a gironi. Cineteca

6 giugno 1985, Città del Messico. Copa Ciudad de México. Highlights (ampi)

15 novembre 1989, Londra. Amichevole. Sintesi

7 luglio 1990, Bari. Coppa del mondo (finale 3° posto). Cineteca

12 febbraio 1997, Londra. Coppa del mondo, qualificazioni. Cineteca

4 giugno 1997, Nantes. Tournoi de France. Highlights (ampi)

11 ottobre 1997, Roma. Coppa del mondo, qualificazioni. Cineteca

15 novembre 2000, Torino. Amichevole. Full match

27 marzo 2002, Leeds. Amichevole. Full match

24 giugno 2012, Kiev. Campionato europeo, quarti di finale. Highlights (ampi)

15 agosto 2012. Berna. Amichevole. Il gol (amatoriale)

14 giugno 2014, Manaus. Coppa del mondo, fase a gironi. Cineteca

31 marzo 2015, Torino. Amichevole. Highlights

27 marzo 2018, Londra. Amichevole. Full match (registrazione - gratuita - necessaria)

 


England - Germany

1 dicembre 1954, Empire Stadium, Wembley
Amichevole internazionale
Tabellino | Video (British Pathé)

Italia - Inghilterra

Roberto Bettega
17 novembre 1976, Stadio Olimpico, Roma
Campionato del mondo - qualif. (Europa, gruppo 2)
Tabellino | Full match | Copia (vari video) | Highlights

"Perché soltanto due a zero? Il risultato di ieri pomeriggio è stato analizzato in ogni risvolto. E' buono, confortante, alleggerisce i nostri antichi complessi nei confronti degli ex maestri del football, ma lascia tenui malcontenti, sottili insoddisfazioni, consente il gioco del recriminare. E spieghiamo perché l'esito finale non appaga completamente. Innanzitutto, una logica precisa: oggi, fra il nostro calcio e quello inglese esiste, nella sostanza e nella forma, un divario (a nostro vantaggio naturalmente) di quattro gol. Forse loro ne sono coscienti e tentano di porvi rimedio rinnegando vecchie etichette di professori del ritmo, di cadenze elevate, di continuità, di schemi ariosi sui lungo-linea con traversoni al centro, per sposare formule meno incantate, tattiche latine, strategie avare. Forse, noi non ne siamo ancora al corrente e continuiamo a infilarci dentro il tunnel del passato, buio di frustrazioni e di complessi" (Angelo Caroli, Stampa Sera, 18 novembre 1976).

England - Italy

14 novembre 1973, Empire Stadium, Wembley
Friendly match
Tabellino | Full match | Sintesi [23:01] | Highlights

Fabio Capello ha appena insaccato
il glorioso pallone

Quando la Football Association  e la Federazione Italiana Giuoco Calcio si accordarono perché le rispettive selezioni nazionali disputassero due test-match nel corso dello stesso anno - in tarda primavera e in autunno, prima in Italia e poi in Inghilterra -, nessuno avrebbe immaginato quanto diversi sarebbero stati gli 'umori' dei due ambienti, dei due movimenti calcistici, e la posizione dei due allenatori. Il 1973, per gli albionici, è disastroso: clamorosamente estromessi dalla World Cup dell'anno successivo, organizzata dai tedeschi, per mano di un clown polacco. L'Italia, viceversa,è in stato di grazia. Vince ogni partita, e non subisce reti da tempo immemorabile. Zoff è sul punto di stabilire un record difficilmente eguagliabile, e lo stabilirà: dodici partite senza piegare la schiena e raccogliere un solo pallone finito là dove nessun portiere desidera andarlo a riprendere. Inoltre, proprio il tabù inglese era stato infranto, a Torino, il 14 giugno. Era stata la nostra prima vittoria contro i maestri, dopo otto infruttuosi tentativi.

A Wembley c'è, nonostante tutto, il pubblico delle grandi occasioni. Certo, è pur sempre un confronto tra scuole, e tra scuole di vertice. La partita va come tutti immaginano potesse andare tra noi e loro a quei tempi: noi in difesa, loro all'attacco, in continua pressione, ma gli spazi nella nostra area sono intasati, e nessuna occasione è sfruttata. Loro hanno un problema, del quale dovrebbero discutere a lungo con Ramsey in riunioni di famiglia: "how to put the ball in the net", disse Tony Currie, promettente midfielder dello Sheffield Wednesday. Nel finale, gli inglesi "si sgonfiano come pugili annichiliti dal loro stesso forcing" (Gianni Brera), e vengono infilati da Capello, lesto a raccogliere un destraccio da posizione defilata di Chinaglia. Così espugniamo Wembley; Bobby Moore gioca la sua ultima partita con la maglia dei Three Lions, con questa facevano 108, di cui 80 da capitano; Ramsey rimane in sella, ma lascerà in primavera. Per loro, si chiude definitivamente un'era abbastanza felice.

La critica italiana, come al solito, è divisa. Brera definì l'impresa "un abile ma soprattutto fortunato scippo all'italiana", e fu soprattutto ritenuto colpevole di aver minimizzato la prestazione del Golden Boy - amatissimo dagli inglesi e da metà degli italiani -, reo di non aver servito una sola palla-gol a Gigi Riva, abbandonato alla sua solitudine nella deserta metà campo dei nostri avversari, e limitandosi a "disimpegni rari ma eleganti ed efficaci". Soprattutto, Gioann tentò di frenare i facili entusiasmi, poiché la vittoria "viene salutata come un evento decisivo per il pronostico dei mondiali" (Storia critica del calcio italiano); col senno di poi, si dica che aveva torto. E, in fondo, non era il solo a ben diagnosticare. Si rileggano alcuni passaggi di Giovanni Arpino: "Il gol a tre minuti dal termine conferma che questa Nazionale, conscia dei suoi limiti ma sicura delle sue forze, esiste e che il declino inglese è la nota più incredibile nel panorama del football europeo. Zio Ferruccio miete a Wembley uno dei suoi successi più clamorosi, che premiano il 'collettivo' azzurro, la sagacia di una squadra che proprio nella consapevolezza di non essere irresistibile trova le risorse per speculare gioco e imporsi ... Questo risultato di Wembley è comunque una grossa garanzia per la nostra spedizione a Monaco: bisogna però saperlo interpretare, sia non esagerando le possibilità dei nostri azzurri, sia non dimenticando l'attuale valore dei giocatori di Sir Alf Ramsey, definitivamente sconfitto sul piano della tattica e sul suo terreno preferito, che è quello della presunzione" (La Stampa, 15 ottobre 1973).

Già. Fu per presunzione che gli inglesi ci vennero addosso, consentendoci di giocare la 'nostra' partita. Abile e, certo, fortunata.

Germany - England

Oh my God ...
1 settembre 2001, Olympiastadion, München
Coppa del mondo - qualif. (Europa, gr. 9)
Tabellino | Full match | Highlights

West Germany - England

Uwe Seeler e Bobby Moore
30 luglio 1966, Empire Stadium, Wembley
Coppa Rimet - finale
Tabellino | Full match * | Sintesi [16:38] | Highlights (BP, colour) | Altri (ITV)

* Registrazione (gratuita) necessaria

I Maestri si laureano campioni del mondo. Non a pieni voti, però. La Germania, già laureata, si batte con la sua teutonica caparbietà: va in vantaggio al 12° con Haller, viene rimontata e pareggia all'89° con un contestato gol di Weber.

Nei primi novanta minuti le squadre si equivalgono, pur giocando di più la palla gli inglesi. Il confronto tra Beckenbauer e Bobby Charlton è uno spettacolo nello spettacolo. Nei supplementari i tedeschi calano sul piano fisico, mentre le folate inglesi si fanno sempre meno contenibili. Al 101° il fattaccio: tiro di Hurst dal limite dell'area piccola, la palla colpisce la traversa e rimbalza sulla linea. L'arbitro, lo svizzero Gottfried Dienst (di designazione inglese, come è noto) è incerto; il guardalinee sovietico, l'azero Tofik Bachramov, no, e indica la rimessa da centrocampo.

Tripudio dei 93.000. Nell'ultima azione alcuni di essi entrano in campo credendo che la partita sia già terminata. Il celebre telecronista della BBC Kenneth Wolstenholme commenta: "They think it's all over!". Un secondo dopo Hurst segna la quarta rete: "It's now, it's four!". Una frase entrata nell'immaginario collettivo di un paese.

Vedi anche:
L'ineffabile storia di Tofik Bachram-og’ly Bachramov (Eupallog Storie)
Adesso i tedeschi pareggiano (Eupallog Storie)
La diretta live del "Guardian"

England - Argentina

Alfred Ramsey e George Cohen
23 luglio 1966, Empire Stadium, Wembley
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Full match * | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

Mal comune mezzo gaudio (Eupallog Calendario)


Cominciamo anche in questo caso dal nome dell'arbitro: Rudolf Kreitlein. Tedesco, inviato dai designatori inglesi ad arbitrare il quarto di finale. Poco prima delle ore 17 la Germania si era sbarazzata dell'Uruguay nel modo che sappiamo, arbitro l'inglese Jim Finney. Malicious suspicions?

Sta il fatto che gli argentini mettono sotto con la loro ragnatela di gioco i padroni di casa che, innervositi, cominciano a randellare. Ripagati con gli interessi. Ma l'arbitro fischia dove tira il vento e caccia, già al 35°, il migliore dell'Albiceleste, Antonio Rattín, che impiega otto minuti per lasciare il campo, scortato al fine dai bobbies. Regola la pratica Hurst al 79°. Al fischio finale il commento del manager inglese, Alf Ramsey, bel tipo sanguigno, è ipocritamente lapidario: "Animals!".

Le europee maltrattate assai dagli arbitri in Cile si prendono la loro rivincita. Nessuna sudamericana approda alle semifinali.

England - Uruguay

Opening match
11 luglio 1966, Empire Stadium, Wembley
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo 1)
Tabellino | Full match * | Highlights [6:10]

* Registrazione necessaria

E' un lunedì, l'11 luglio 1966, e sul pitch rasato come un biliardo si stendono tappeti rossi a Her Majesty. I Leoni inaugurano la World Cup contro i bicampeones della Celeste.

Zero a zero finale, ovviamente, tra i fischi: "Gli uruguayani, abilissimi giocolieri, accarezzavano il pallone. I granatieri inglesi consumavano fiato ed energia" (The Sun).

Vedi anche La preistoria e la storia del football (Eupallog Calendario)

Germania Ovest - Inghilterra

Lothar Matthäus e Paul Gascoigne
4 luglio 1990, Stadio delle Alpi, Torino
Campionato del mondo - semifinali
Tabellino | Full match * | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

Mentre la nazione ospitante cercava di elaborare il suo lutto, Germania e Inghilterra tornarono a confrontarsi ancora una volta in una gara mondiale senza appello. Gli inglesi avevano arrancato come gli argentini per tutto il torneo, giocando in maniera decente solo ai quarti con il Camerun. A Torino finalmente fiorirono, ma invano. Fu una bella partita, sbloccata da Brehme dopo un'ora e ripresa per i capelli da Lineker a 10' dalla fine. Dopo i supplementari anche l'esito della seconda semifinale fu affidato ai rigori: fu la prima, e per ora unica, volta. A conferma che ai Mondiali del 1990 "ci fu parecchio calcio difensivo e cinico, e squadre che giocavano per arrivare ai rigori", come annotò uno tra i decani dei commentatori inglesi, John Motson.

L'Inghilterra aveva riprovato l'ebbrezza delle semifinali dopo il 1966. Alti lai furono levati al buon Bobby Robson. Ma agli inglesi rimase l'amaro in bocca perché consapevoli che l'Argentina non era più la squadra che li aveva irrisi nel 1986. Consapevolezza condivisa dai più sornioni tedeschi. Per loro era stata la nona semifinale in 14 tornei mondiali disputati: sarebbe stata la quinta finale, la terza consecutiva, questa volta non contro la squadra di casa. Anche per questo presero fiduciosi l'aereo per Roma: era chiaro a tutti che l'Olimpico si sarebbe schierato tutto dalla loro parte.

Vedi anche:
- Elementare, Watson (Eupallog Calendario)

Inghilterra - Camerun

La gioia illusoria provocata da Eugéne Ekéké
1 luglio 1990, Stadio San Paolo, Napoli
Campionato del mondo - quarti di finale
Tabellino | Full match * | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

"We could have been a bit more cynical. At 2-1, with seven minutes to go we could have killed the game completely. Instead we tried to keep performing, please the crowd, please the viewers". Aveva ragione Roger Milla: gettarono al vento la partita per inesperienza, per piacersi e compiacere, piacere e autocompiacersi, spinti dal genuino entusiasmo di una notte napoletana, quasi storditi dalla propria dimostrazione di forza. Risaliti dallo svantaggio in pochi minuti, lasciarono poi scorrere verso Lineker due soli palloni, inermi prede abbandonate all'appuntamento col predatore. Lineker accettò di buon grado una falciata sul primo, e sul secondo simulò l'irregolarità dell'impatto portato da Thomas N'Kono. Due penalties - quello decisivo nell'extra-time -, e il vascello inglese superava le colonne d'Ercole dei quarti di finale, un confine varcato solo ai tempi del mondiale giocato negli stadi della regina. Appesantita nelle gambe ma fortificata dall'entusiasmo, la ciurma si spostava verso nord. Verso Torino, dove ancora molto fresco era il ricordo dell'Heysel. Mogli e sorelle di uomini morti a Bruxelles avevano sino all'ultimo e inutilmente sperato di non vedere hooligans in via Po e sotto la Mole.

Di diverso parere era Beckenbauer, comandante in capo dell'armata tedesca: "sono veramente felice che il nostro avversario di Torino sia l'Inghilterra. Col Camerun avremmo avuto un sacco di problemi!" [La Repubblica, 3 luglio 1990]. Intanto i prodi leoni in maglia verde erano tornati in Africa, accolti come eroi e con generose largizioni di quattrini. Avevano perso, ma rappresentarono l'unico vero ingrediente di gioiosa novità nel mundial italiano, festival di sprechi e corruzione, ingrigito dalla bruttezza di tante partite e reso per sempre triste dai fischi di Roma all'inno nazionale argentino prima del calcio d'inizio della finale. Furono soprattutto gli africani a rallegrare qualche serata; si disse che il futuro del calcio era nelle loro mani, e nei piedi di nuovi grandi campioni africani. Un futuro che tuttavia pare, ancora oggi, molto lontano.

Vedi anche FIFA Classic Football Matches

Estados Unidos - Inglaterra

Franckie Borghi e Tom Finney
29 giugno 1950, Estádio Independência, Belo Horizonte
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo 2)
Tabellino | Video [5:01] | Copia | FIFA | HL [3:30]

"Un calciatore di origini argentine di nome Gaetjiens segnò con un buon tiro da 20 yards" titolando così, in una colonna relegata a pagina 10, il "Guardian" cercò di dissimulare lo shock procurato ai britannici dalla prima clamorosa sconfitta patita a un Mondiale, oltretutto quello dell'esordio. Pare che un altro giornale inglese titolò addirittura in prima pagina "10-0!", ritenendo che la trasmissione del risultato dal Brasile fosse frutto di un errore.

Invece era tutto vero: all'Estádio Independência di Belo Horizonte, cotti dal caldo e dall'umidità, che avevano indotto Winterbottom a tenere in panchina il venerando Stanley Matthews, il 29 giugno 1950 i Leoni cominciarono ad assaporare il pane amaro della loro storia calcistica internazionale.

Con il suo british understatment, Monsù Poss osservò che "i britannici, consci della loro superiorità tecnica, hanno dormito troppo fra gli allori ed hanno sottovalutato l'importanza dell'incontro. Hanno incassato senza batter ciglio la rete statunitense, senza scomporsi hanno tentato di rimontare lo svantaggio e, senza perdere mai la calma, hanno perso la partita". Pur disprezzando le superstizioni ritenute una tabe tipica delle popolazioni latine, gli inglesi non indossarono più da quel Mondiale le magliette blu.

L'eroe di quel giorno, in realtà, non era argentino di nascita bensì haitiano, e si chiamava Joe Gaetjens: non era nemmeno cittadino americano; si era limitato a dichiarare di volerlo diventare e questo, secondo le regole di allora, lo rese convocabile per il Mondiale; né acquisì la cittadinanza in seguito; anzi, nel 1953 giocò nella nazionale haitiana contro il Messico, nelle qualificazioni al Mondiale del 1954. Per gli americani rimane un eroe, al punto da essere stato inserito nella United States National Soccer Hall of Fame. Quel pomeriggio, a portarlo in trionfo furono gli spettatori brasiliani, però. Che non immaginavano quanto sarebbe avvenuto al Maracanà di lì a qualche settimana.

Uruguay - Angleterre

Roque Máspoli, William Martínez 
e Tom Finney
26 giugno 1954, Parc Saint-Jacques, Bâle
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Video (British Pathé) [4:51] | Altro [12:51]


Alemania Federal - Inglaterra

Gerd Müller
e Peter Bonetti
 
14 giugno 1970, Estadio Nou Camp, León
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Full match * | Sintesi [19:06] | Highlights

* Registrazione necessaria

Nel luogo comune gli inglesi non sono ritenuti un popolo superstizioso. Ma il 14 giugno 1970, all'Estadio Nou Camp di León, per il quarto di finale con la Germania, rispolverarono la maglia rossa che li aveva visti vincitori nella contestata finale di quattro anni prima. Non bastò.

Grande rivincita e grande, emozionante, partita. I rossi perdono Gordon Banks per colpa di Montezuma e i pali li difende l'incerto Bonetti. Nondimeno, dopo un'ora di gara, sono avanti di due reti. Accorcia Beckenbauer al 68° e il CT inglese, Alf Ramsey, toglie Bobby Charlton per risparmiarlo in vista della semifinale. Pareggia l'implacabile Seeler e si va ai supplementari sotto il solleone. Sarà il nostro amato Gerd a segnare uno dei suoi primi gol pesantissimi.

Appuntò Gianni Brera nella sua Storia critica del calcio italiano: "Dei tedeschi si dice che li ha miracolati Seeler, e ancora di più lo sciagurato Bonetti, riserva di Banks. Al malmostoso Ramsey fanno tutti le ficche divertiti: qualcuno pensa che abbia perso per aver ritirato Bob Charlton: ma no, che ha perso perché i ruvidi inglesi non sanno tener palla: debbono sempre correre, avventarsi, rischiare: così alla fine li uccellano i tedeschi, che pure stavano sotto di due gol (e il particolare, a pensarci, non è allegro nemmeno per loro)".

Vedi anche La vendetta di Montezuma (Eupallog Calendario)

Checoslovaquia - Inglaterra

Bobby Moore e un ceco
11 giugno 1970, Estadio Jalisco, Guadalajara
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo C) 
Tabellino | Full match * | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

Brasil - Inglaterra

Garrincha e Bobby Charlton
10 giugno 1962, Estadio Sausalito, Viña del Mar
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Full match * | Video [5:39] | Altro [1:04]


Sovjetunionen - England

Lev Ivanovič Jašin e Tom Finney
8 giugno 1958, Ullevi, Göteborg
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo 4)
Tabellino | Video [15:57] | Altro [1:31]

Inglaterra - Brasil

Bobby Moore e Pelé
7 giugno 1970, Estadio Jalisco, Guadalajara
Coppa Rimet - fase a gironi, gruppo C
Tabellino | Full match * | Sintesi | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

Grandissimo classico al Jalisco di Guadalajara: i campioni in carica contro i bicampioni precedenti. Secondo la stampa internazionale, una finale anticipata o un anticipo di finale. La partita fu effettivamente bella, anche perché, nonostante il sole a picco e l'orario folle (mezzogiorno), l'altitudine era di soli 1.500 metri sul livello del mare ...

Grandissime individualità in campo. In fase difensiva fecero una partita sontuosa Bobby Moore e Gordon Banks, capace di immortalare una delle più belle parate di tutti i tempi su un colpo di testa che Pelé aveva già battezzato in gol [vedi]. In avanti, si scatenò soprattutto Tostão che fece impazzire con i suoi dribbling la difesa dei bianchi. Il ronzino Jeff Astle si giocò invece partita, mondiale e nazionale mangiandosi il pareggio a pochi minuti dalla fine.

Grandissimo gol del Brasile [vedi]. Così lo descrive Eduardo Galeano: "Tostão ricevette il pallone da Paulo César e avanzò fino a dove gli fu possibile. Trovò tutta l'Inghilterra ripiegata nella propria area. C'era anche la regina infilata lì dentro. Tostão evitò un giocatore, poi un altro, un altro ancora, e passò il pallone a Pelé. Altri tre giocatori lo sommersero nello stesso istante. Pelé fece finta di continuare il suo viaggio e i tre avversari sparirono, e lui invece tirò il freno, fece una giravolta e depositò il pallone sui piedi di Jairzinho che arrivava. Jairzinho aveva imparato a smarcarsi nei campetti dei sobborghi più duri di Rio de Janeiro: partì sparato come un proiettile nero, schivò un inglese e il pallone, proiettile bianco, superò la porta difesa da Banks".

A noi incanta la retina soprattutto il cross millimetrico in giravolta e caduta di Eduardo Gonçalves de Andrade, in arte Tostão. Una delle nostre amate Trisvalide.

Inglaterra - Rumania

Geoff Hurst e Martin Peters
2 giugno 1970, Estadio Jalisco, Guadalajara
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo C)
Tabellino | Full match * |  Highlights [2:02]

* Registrazione (gratuita) necessaria


Inglaterra - Argentina

2 giugno 1962, Estadio El Teniente, Rancagua
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo D)
Tabellino | Video [16:17] | Sintesi [8:29]

Hungría - Inglaterra

Flórián Albert
31 maggio 1962, Estadio El Teniente, Rancagua
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo D)
Tabellino | Video (MLSZ) | Altro

Giunti alla quarta partecipazione consecutiva ai Mondiali, i Maestri potevano vantare questo score: 10 partite giocate, 2 sole vittorie e 4 sconfitte. All'esordio in Cile si trovarono di fronte l'Ungheria non più Aranycsapat. Ma le buscarono lo stesso ...

Vedi anche Ove si narra di come gli inglesi persero ancora con l'Ungheria (Eupallog Calendario)