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AC Milan - Santos FC

Due numeri Dieci
16 ottobre 1963, Stadio San Siro, Milano
Coppa intercontinentale - Gara di andata
Tabellino | Full matchI gol

A San Siro, Milan e Santos hanno scritto metà della storia che, alla fine, stabilirà quale sia al momento la squadra più forte del mondo. Chiaramente, è più forte il Santos, e lo dimostra già da un paio d'anni. Il Santos gira per il Brasile e per il mondo, un'esibizione dopo l'altra. E' un luna-park, e Pelé ne costituisce la principale attrazione. Ma i rossoneri sono diabolici nella serata milanese, e Amarildo è davvero assatanato (doppietta) e il Milan sgomma: quattro a due. Pelé sorride sempre, anche quando perde. Anche lui ha fatto due gol, d'altra parte, e la cosa non può davvero stupire nessuno. Prima e dopo la partita gli hanno scattato centinaia e centinaia di fotografie. Tutte bellissime: lui si staglia luccicante, con la sua divisa tutta bianca, sullo sfondo della notte. Sa benissimo che Amarildo, Rivera e il Trap devono rendergli visita. E che la musica, forse, cambierà.

AC Milan - FC Internazionale Milano

3 luglio 1977, Stadio San Siro, Milano
Coppa Italia - finale
Tabellino | Sintesi | Altra documentazione (magliarossonera.it)

Lo scudetto, come accade da qualche anno, si è risolto in un affare discusso solo tra Juventus e Torino. L'Inter è andata meglio del Milan: quarto posto, qualificazione per la Coppa Uefa. I rossoneri hanno vissuto una delle loro peggiori stagioni nel dopoguerra: decimo posto, solo cinque partite vinte, e a un certo punto si sono trovati coinvolti nella bagarre, rischiando di esserne travolti e di retrocedere in Serie B. Si è dovuto richiamare in panca Nereo Rocco: la rivoluzione di Pippo Marchioro (iniziata con l'attribuzione a Rivera del numero sette ...) è miseramente fallita. Finito il campionato, tuttavia, non è ancora tempo di vacanza. C'è  il girone di semifinale di Coppa Italia, altre sei partite da giocare. Anzi, i gironi. Sono due, Milan e Inter partecipano a due mini-tornei diversi, e - incredibile - li vincono. Dunque, la finale della Coppa Italia 1976-77 è un derby della Madonnina, e si gioca a San Siro. In una torrida serata d'estate, il 3 luglio. I protagonisti - ma anche il pubblico, la critica, i 'neutrali' e i disinteressati - ancora non lo sanno: per l'ultima volta, in un derby, scenderanno in campo, capitani e simboli delle rispettive squadre, Gianni Rivera e Sandro Mazzola. Si sa invece che il Paròn è questa volta e davvero al passo d'addio: lo rimpiazzerà un'altra bandiera milanista, Nils Liedholm. Rivera e Mazzola, trentatré: è il numero dei derby che hanno opposto i due campioni, amici e rivali. L'ultimo, vale un trofeo. Tra le polemiche - a Sandro qualcosa non andò giù, tant'è che, a caldo, a partita finita, sbottò, in diretta televisiva, in una citazione dantesca: "Vuolsi così colà dove si puote". Già, ci fu una (parziale) diretta televisiva, incastonata nella Domenica Sportiva. Della quale, fortunatamente, qualcosa è rimasto. Comprese le interviste di Beppe Viola ai giocatori mentre stanno rientrando per il secondo tempo ...

AC Milan - SL Benfica

Le finali di Coppa dei campioni

22 maggio 1963, Empire Stadium, Wembley
Tabellino | Full match | Video (British Pathé)

La prima Coppa (Eupallog Gallery)

Quattro chiacchiere con Pozzo a Ten Bells, aspettando la finale (Eupallog Cronache e storie)
- Riepilogo UEFA
- Storie di calcio
- Storie di sport
- Magliarossonera



Da Corriere della Sera (rievocazione di Mario Gherarducci)
"Mentre in patria l'Inter si aggiudicava il suo ottavo scudetto, i preparativi rossoneri per la finale londinese furono abbastanza consueti. «Un paio di giorni di ritiro e l'arrivo a destinazione soltanto alla vigilia della partita», riferisce Maldini. Più laborioso fu probabilmente il varo della formazione. «Gipo» Viani, che ricopriva la carica di direttore tecnico e si considerava un tattico sapiente e astuto (uno dei suoi vanti era l'invenzione del «libero» allorché guidava la Salernitana), premeva per una mossa che privilegiava l'impiego di Pivatelli, un ex attaccante che al Milan s'era trasformato in centrocampista, da utilizzare come finta ala destra per contrastare le iniziative di Coluña, ritenuto il cervello del Benfica. L'allenatore Nereo Rocco non avrebbe invece voluto stravolgere l'assetto della squadra, schierando due ali di ruolo come Mora e Barison. La spuntò Viani, l'escluso fu Barison e la trovata di «Gipo», per certi versi, si sarebbe rivelata determinante. L'avvio della finale fu favorevole al Benfica, in vantaggio dopo 18' con un gol di Eusebio, la mitica «pantera nera» del calcio portoghese. «Occorreva modificare qualcosa nel nostro assetto difensivo - riferisce Maldini - ma comunicare con Rocco era impossibile perché a Wembley le panchine erano lontanissime dal campo e due giganteschi poliziotti impedivano al nostro allenatore di muoversi. Io ero il capitano e mi assunsi la responsabilità di invertire un paio di marcature. Trapattoni andò su Eusebio, che stava facendo ammattire Benitez, e il peruviano fu destinato a occuparsi di Torres». Una mossa azzeccata perché la sfida cambiò fisionomia. Al 13' del secondo tempo arrivò il pareggio, siglato da José Altafini, che rammenta: «Il pallone mi arrivò tra i piedi al limite dell'area, spedito da David o da Trapattoni. Non ci pensai sopra e calciai di destro forte e angolato». Due minuti più tardi si verificava l'episodio al quale il Benfica avrebbe attribuito la causa della sua sconfitta: l'infortunio di Coluña, colpito duro da Pivatelli e rimasto in campo nonostante una piccola frattura a un piede perché all'epoca non erano state ancora introdotte le sostituzioni. «Sgambettai Coluña, lo ammetto, ma senza intenzione di fargli male, tant'è vero che l'arbitro inglese nemmeno mi ammonì», precisa Gino Pivatelli, perseguitato a lungo dalla fama di «killer» per quell'intervento, giudicato premeditato dai portoghesi. «Sono comunque convinto che avremmo vinto anche se Coluña fosse rimasto integro sino alla fine. Fu una bella partita, veloce e combattuta. Ricordo che l'elogio più significativo arrivò dalla stampa inglese, secondo la quale chi non era andato a Wembley s'era perso un grande spettacolo». Puntualizza Rivera: «C'erano diversi vuoti sulle tribune, probabilmente perché si giocava nel pomeriggio di un giorno feriale. Credo che proprio da allora le finali europee siano state programmate sempre di sera». Sei minuti dopo l'infortunio di Coluña, fu ancora Altafini a battere Costa Pereira, risolvendo la finale e portando a 14 gol il suo bottino da record nelle nove partite europee della stagione. «Rivera intercettò il passaggio di un portoghese e il pallone schizzò verso di me. Volontario o casuale che fosse, l'assist di Gianni innescò il mio scatto verso la porta del Benfica. Non so se i due gol di Wembley siano stati i più importanti della mia carriera. Di certo, hanno consegnato me e il Milan alla storia del pallone. Era la prima volta che una squadra italiana saliva sul trono d'Europa». Complimentati nello spogliatoio dal presidente Andrea Rizzoli («mi pare che il premio promesso fosse di un milione di lire a testa, una cifra non eccezionale» riferisce Rivera), i giocatori vennero a sapere poco dopo che quella di Wembley era stata l'ultima apparizione sulla panchina del Milan di Rocco, che s'era già accordato col Torino («niente di scritto, una semplice stretta di mano con il presidente Pianelli»), da dove nel '67 sarebbe nuovamente approdato al club rossonero. Colpa di una convivenza sempre più difficile con Viani, di una predilezione nemmeno tanto velata di Rizzoli verso il direttore tecnico e delle frequenti battute ironiche di qualche dirigente rossonero un po' snob sulle origini campagnole del popolare «paron», sulla sua scarsa eleganza e sulla sua civetteria di esprimersi quasi sempre in dialetto triestino. Una scelta, quella di Rocco, che versò una spruzzata di malinconico sconcerto su quello che sarebbe rimasto un giorno da incorniciare nella storia del Milan e del calcio italiano".









AC Milan - Manchester United FC

Il Sir e il Golden
23 aprile 1969, Stadio San Siro, Milano
Coppa dei campioni - semifinali (gara di andata)
Tabellino | Full match | I gol

Cagliari - AC Milan

Gli ultimi istanti da calciatore
di Gigi Riva
1° febbraio 1976, Stadio Sant'Elia, Cagliari
Serie A - 15ma giornata
Tabellino | Servizio RAI


Riva KO, carriera finita? (Giorgio Gandolfi, "La Stampa", 2 febbraio 1976, p. 11)

Un altro grave incidente - il terzo della sua avventura calcistica - ha forse troncato per sempre la carriera di Gigi Riva, il più forte attaccante italiano del dopoguerra. Era appena iniziata la ripresa dell'incontro con il Milan, quando Gigi ha allungato violentemente la gamba destra per contrastare un avversario. E' stato visto rotolarsi dolorante a terra per uno strappo alla gamba destra. Questa la diagnosi del prof. Emilio Pirastu, primario della divisione traumatologica dell'ospedale SS. Trinità, dove Riva è stato ricoverato in serata: «Stiramento con probabile disinserzione dell'adduttore lungo della coscia destra nella branca superiore del pube». 
Il calciatore, come ha affermato da parte sua il medico del Cagliari, dott. Silvio Fadda, dovrà essere sottoposto a intervento chirurgico. Soltanto nel corso dell'operazione lo specialista potrà constatare l'effettivo danno riportato dall'adduttore e localizzato nel punto in cui il muscolo termina in una corda tendinea. E', in sostanza, una faccenda grave, soprattutto in considerazione dell'età di Riva, avviato verso i 32 anni. 
Siamo stati con Gigi poco dopo l'incidente nella saletta medica dello stadio dove, uno dopo l'altro, si sono alternati per salutarlo e augurargli una pronta guarigione, i compagni di squadra e i giocatori del Milan, primi fra tutti Bet e Albertosi. «C'è poco da dire - ha esordito -, io certe cose le faccio così, quando mi infortuno si tratta sempre di faccende serie. Ora avrò un'altra scocciatura negli ospedali, altre visite, altri lunghi interrogativi sulla mia efficienza ... ». 
A questo punto si è interrotto. Quando un collega gli ha chiesto se Bet era coinvolto nella dinamica dell'incidente, ha risposto: «No, assolutamente. La palla è venuta giù verso il fondo, io ho allungato troppo il destro, ho sollevato la gamba, ho avvertito un gran dolore e mi sono dovuto piegare sul ginocchio. Ho cercato di rialzarmi, niente da fare: ho capito allora che si trattava di qualcosa di grave. Mi raccomando: non fatene un dramma. Sono cose che capitano a noi calciatori, purtroppo a me in particolare». 
Qualcuno l'ha rincuorato: «Tanto - ha detto - la gamba destra non ti è mai servita». 
«Effettivamente - ha risposto sorridendo - si è un pochino atrofizzata». 
Ce la farà a riprendere? 
«Il morale - ha commentato - in questo momento non è dei migliori. Dopo l'eventuale intervento chirurgico aspetterò un mese, poi ci riproverò. Prima di fermarmi e di chiudere la carriera dovrò essere convinto di non farcela». 
A quel punto si è fatto avanti il prof. Pirastu, che prima era rimasto a lungo in conversazione con il giocatore: « Effettivamente - ha dichiarato - il muscolo interessato è fra i più importanti della gamba, ma non mi sembra si possa affermare che l'infortunio patito da Riva sia grave come gli altri avuti in precedenza. Domani, ad ogni modo, decideremo dove portarlo per l'eventuale intervento chirurgico». Il primario dell'ospedale SS. Trinità, probabilmente, ha voluto rincuorare il giocatore e cercare di tenergli alto il morale. 
In precedenza il dott. Fadda aveva detto: «Probabilmente porteremo Riva a Firenze oppure a Bologna, senza dimenticare Bergamo, dove, sotto le cure del prof. Tagliabue, il nostro attaccante si è ripieso dall'ultimo malanno. Nell'80 per cento di casi come quello odierno l'intervento chirurgico è necessario. Domani o martedì, comunque, trasferiremo Riva in un reparto attrezzato di nostra fiducia; a questo punto, naturalmente, non è possibile sapere se poi Gigi sarà in grado o meno, dopo l'operazione, di riprendere. 
Gigi Riva era riuscito a riprendersi dai due gravi infortuni che lo avevano messo k. o. con la maglia azzurra, costringendolo a rinunciare a diversi mesi di attività: in Italia-Portogallo, come si ricorderà, in uno scontro con il portiere avversario, si ruppe il piede sinistro, contro l'Austria, a Vienna, la caviglia destra, senza considerare strappi vari che hanno messo sovente in dubbio la sua efficienza. Proprio ora che era in splendide condizioni di forma (lo ha ribadito nel primo tempo contro il Milan, risultando il migliore in campo) ecco il terzo grave infortunio; grave, ripetiamo, in quanto Gigi ha ormai quasi 32 anni ed è avviato alla conclusione della carriera. Probabilmente questo primo pomeriggio di febbraio ha anticipato il suo addio alla ribalta calcistica.

AC Milan - SSC Napoli

Giganti
3 gennaio 1988, Stadio "Giuseppe Meazza", Milano
Serie A - 13ma giornata
Tabellino | Sintesi [19:25]
Immagini e stampa ("Magliarossonera") | Servizio DS
Gianni Brera: Bravo Milan, ma ora respira

FK Crvena zvezda - AC Milan

Frankie Rijkaard dal dischetto
10 novembre 1988, Stadion Crvena Zvezda , Belgrade
Coppa dei campioni - Ottavi di finale (ritorno)
Tabellino | Full match * | Sintesi | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

Club Estudiantes de la Plata - AC Milan

Nestor Combin
22 ottobre 1969, La Bombonera, Buenos Aires
Coppa intercontinentale (ritorno)
Tabellino | Full match | Altro: 1° tempo | 2° tempo | HL
Ricordi: Corrado Sannucci (La Repubblica) | Storie di calcio | Cimeli


" ... Al 67’ si giunge dove si sapeva che si sarebbe, prima o poi, arrivati. Cioè al regolamento di conti patriottico. All’esecuzione della sentenza della corte marziale sulla 'diserzione' di Combin. 'La Foudre' non è sufficientemente rapido per sottrarsi al cazzotto di Aguirre Suarez. Che non si accontenta e pensa di completare l’opera con una ginocchiata in pieno viso mentre era piegato dal dolore. La foto che lo ritrae a terra coperto di sangue è una delle più famose della storia del calcio e ricorda molto l’immagine del cadavere di Che Guevara giustiziato in Bolivia (anche se il comandante, da morto, sembra più in salute di Nestor) ..."

Tratto da M. Ansani, G. Cervi, G. Sacco, C. Sanfilippo, 1899. AC Milan: le storie

Manchester United FC - AC Milan

15 maggio 1969, Old Trafford, Manchester
Coppa dei campioni - semifinali (ritorno)
Tabellino | Full match | Highlights



AC Milan - Real Madrid CF

Carlo Ancelotti
19 aprile 1989, Stadio San Siro, Milano
Coppa dei campioni - semifinali (gara di ritorno)
TabellinoFull match | Highlights

Su "La Repubblica" del 19 aprile 1989, sotto il titolo emblematico Milan, soffrire per la finale, Gianni Brera presenta la partita come "una vera e propria classica del calcio europeo", rilevando come "ben 36 televisioni di tutto il mondo avevano sollecitato il privilegio di poter trasmettere" l'incontro. Non senza punta di malizia il Maestro rammenta come, all'andata, "il comportamento spavaldo del Milan al Bernabeu (1-1) ha sorpreso molti che si ostinano a considerare il nostro calcio come diretta espressione d' un tremebondo e vizioso atteggiamento tattico". Segue spiegazione storica: "A questo giudizio contribuisce la storia militare, non proprio generosa di successi italiani, e la cronaca delle partite sostenute dagli italiani nel dopoguerra. Un gagliardo difensivismo aveva sempre contraddistinto il nostro calcio, ispirato alla scuola argentina e soprattutto uruguagia: i grossi risultati conseguiti dagli azzurri di Pozzo erano stati volentieri fraintesi e da ultimo dimenticati secondo convenienza di comodo. E quando l'Italia ha preso a teorizzare il proprio modulo, molti nesci si sono anche sdegnati. La sorpresa peggiore è venuta per loro dal '78 bearzottiano e soprattutto dall'82, che ha visto gli azzurri eguagliare i brasiliani nel libro d'oro. Tuttavia i nesci ed i malevoli hanno seguitato a imperversare nei nostri confronti".

Il gol di Ruud Gullit
Senza la paventata sofferenza breriana, la serata a San Siro si trasforma in un trionfo. Il Maestro lo ammette infine, sulle medesime colonne, il giorno dopo: E' proprio un real Milan. L'incipit è ispirato: "Superiore ad ogni legittima attesa, il buon vecchio Milan ha conquistato la quarta finale europea della propria storia distruggendo letteralmente il Real Madrid. E' stata un' autentica festa di calcio: al centro di quello che gli spagnoli chiamano il ruedo era il Milan a maneggiare spade e muleta! Mortificato alla stregua di un toro non meno furioso che impotente, il celeberrimo Real si è via via arreso alla strapotenza dinamica e tecnica del Milan". Brera non rinuncia a vedere nella squadra allenata da Arrigo Sacchi la prevalenza soprattutto dell'eretismo podistico, ma concede che se "nell'andata, a Madrid, si era visto un dominio soprattutto dinamico del Milan, non coronato però dal successo tecnico", qui a prevalere è stata alla fine la superiorità tecnica. Pur non amandolo, Brera concede al tecnico romagnolo gli onori della sagacia tattica: "Sacchi ha azzeccato la formazione e la conduzione tattica della partita: con Rijkaard interno, si è incomparabilmente arricchito il centrocampo rossonero, che la foga generosa di Gullit ha sempre nobilitato".

Prevale poi il cronista: "La gran gente di Milano va letteralmente in solluchero. E gli spagnoli a poco a poco si convincono. il Milan li sta surclassando in misura mortificante. Il loro orgoglio è risaputo e grande: non si arrendono ancora: ma la spinta del loro centrocampo è quasi nulla: le punte sparute mordono il freno senza poter nulla. Il famoso Schuster è letteralmente smarrito. Gullit corona una prestazione di dubbio stile ma di animo grande compicciando quello che gli spagnoli chiamerebbero il tercero golazo. Il suo tandem con Donadoni risulta irresistibile: così la sua incornata che mortifica Buyo alla sinistra; gli inni dei tifosi sono entuasti senza scadere in delirio. Così il tempo finisce in ovazione memorabile". E ancora: "L' entusiasmo del pubblico di Milano è stato ed è grande. Il povero mortificato Mendoza, presidente madridista, ha riconosciuto con tristezza che la lezione è stata troppo severa. Smarriti, gli spagnoli si guardano torvi: è finita un'era: era già avvenuto all'Inter di chiudergliela rudemente in faccia: ma questa è un'occasione madornale. E la conferma clamorosamente Donadoni, completando il tabellone dell'intero quintetto attaccante. Il resto è storia esaltata da una parte e dall'altra penosa". Memorabile, e aruspice, la chiosa: "Ahimé, tutto a questo mondo finisce, un anno o l'altro. Non trattandosi di un impero politico-militare, si può parlare per fortuna di anni e non di secoli. Se non andiamo errati, è incominciato il formidabile ciclo di capitan Silvio Berlusconi e del Milan".

Celtic FC - AC Milan

12 marzo 1969, Celtic Park, Glasgow
Coppa dei campioni - quarti di finale (ritorno)
Tabellino | Highlights

Nereo Rocco e Gianni Rivera: l'abbraccio dopo l'impresa che porta i rossoneri a una semifinale su cui nessuno avrebbe scommesso. E' stata una autentica battaglia.

"In questo quadro, Rivera ha offerto agli ottantamila spettatori di Glasgow uno spettacolo a parte, spiegando come dietro la potenza e la tensione spasmodica dei suoi compagni ci fosse anche la raffinata, incomparabile arte del gioco. Perfino nei disimpegni della propria area, l'ex golden-boy pareva assorto nella meditazione dell'artista che segue il filo di un suo libero e poetico ragionamento, senza turbarsi del frastuono da cui è circondato. Un'immagine indimenticabile in una serata che non dimenticheremo" (Antonio Ghirelli).

AC Milan - Arsenal FC

8 febbraio 1995, Stadio 'Giuseppe Meazza' (San Siro), Milano
Supercoppa europea - gara di ritorno
Tabellino | Full match * | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

Con la supercoppetta europea tranquillamente conseguita contro l'Arsenal al Meazza, il Milan dell'era Sacchi-Capello esaurisce la propria sequenza di successi continentali. A Don Fabio resterà ancora un tentativo, in primavera contro l'Ajax zeppo di vecchi e futuri rossoneri (compreso qualche ronzino), ma andrà male. Gli ultimi coriandoli sono dunque lanciati nel cielo milanese da Boban e Massaro.

Arsenal FC - AC Milan

1° febbraio 1995, Highbury, London
Supercoppa europea - gara di andata
Tabellino | Full match * | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

SSC Napoli - AC Milan

Careca perfeziona la goleada partenopea
27 novembre 1988, Stadio San Paolo, Napoli
Serie A - 7ma giornata
Tabellino | Full match | Highlights

"Resisto male alla tentazione di recitare un requiem per il Milan. L'ho veduto malmenare a Napoli nel più barbino, anzi sconcio dei modi ... Righetto Sacchi dà l'impressione di aver trascurato lo studio degli spazi nel suo nuovo trattato pedatorio. Il Milan vige solo quando lo anima evidente eretismo podistico: se gli vien meno la lena, gli schemi non lo sorreggono guari. Anche questo è stato puntualmente scritto a suo tempo. Oggi il Milan è squadra psicofisicamente logora. I suoi infortunati sono molti (come è vero che la stanchezza impedisce di evitare i colpi). E coloro che non lamentano traumi giocano male. Il divino Van Basten sbaglia come un brocco qualsiasi; Baresi II cicca addirittura alla stregua d'un broccaccio. Decisamente, Righetto Sacchi non si è accorto di avere in mano una squadra mezzo morta: è sceso al San Paolo ed ha attaccato per tutta una mezz'ora! Ha così lasciato ai napoletani spazi immensi, colpevoli, da irose ombrellate in capa. In questi inauditi spazi sono dilagati gli ospiti attivi, impostati secondo l'aureo modulo italiano. Maradona si è persino inventato acrobata arguto per uccellare Galli, fin troppo onesto in uscita; il sempiterno Maradona, pupillo prediletto di Eupalla, ha indotto a oscena ciccata Baresi II, uno dei migliori indigeni in assoluto: alle spalle di Baresi II era in agguato Careca, che ha fatto il 2-0. Erano gli ultimi istanti del primo tempo. Nel secondo, sempre il Milan a biascicare calcio lento e risaputo senza mai concludere; Carnevale in contropiede (pure!) da metà campo e gol di Francini che l'ha seguito. Sul 3-0, Giuseppino Smorto nostro guardone particolare al San Paolo nota con fondata meraviglia che sia Careca sia Carnevale arretrano spesso a difesa: ne deduce che la squadra del Napoli è davvero degna di questo nome: che è convinta di sé e del proprio tecnico insigne. Alla fine Careca fa mezzo campo con la palla al piede e ridicolizza Tassotti che, non avendo l'impiccio della palla, tuttavia non riesce a raggiungerlo. Personalmente fuggo dall'ufficio di Aldone De Martino alla Rai quando viene perpetrato il 3-0. Ingiurio mentalmente Righetto Sacchi, colpevole ai miei occhi di presunzione pari alla leggerezza. Ecco il suo maledetto limite: mi dico: non sapere ancora di aver gente cotta alle proprie dipendenze, non adeguare gli schemi a questa condizione disastrosa, non avere umiltà: disprezzare a torto marcio il modulo italiano, generoso di trionfi con tutte le prime del campionato e delle coppe. Staccato di ben 5 punti dopo 7 giornate, il Milan è ora sospeso fra campionato e Coppa Campioni. Qualuno pensa che gli convenga propendere per le fatiche di minore durata. Mediti bene Capitan Berlusconi prima di chiamar a decidere i suoi tecnici, e intanto smaltisca l'amarezza di dover constatare che anche i suoi satanassi sono uomini, dunque soggetti a stancarsi come tutti" (Gianni Brera, "La Repubblica", 29 novembre 1988)

AC Milan - FC Bayern München

1° maggio 1968, Stadio San Siro, Milano
Coppa delle coppe - semifinali (andata)
Tabellino | Full match * | Sintesi [11:03] | Highlights

* Registrazione (gratuita) necessaria

AC Milan - SSC Napoli

Massaro: 3-0
5 gennaio 1992, Stadio Giuseppe Meazza, Milano
Serie A - 15a giornata
Tabellino | Full match | Highlights

AC Milan - CD Atlético Nacional de Medellin


17 dicembre 1989, National Stadium, Tokyo
Coppa intercontinentale (Toyota Cup)
TabellinoFull match | Highlights

"Il Milan diserta la XVI di campionato per conquistare a Tokio la Coppa Intercontinentale: batte per 1-0 il Nacional di Medellin, esattamente al 118' di una partita brutta e noiosa. Il Milan era partito alla volta di Tokio con il viatico di sensazionali vittorie in campo europeo: proprio rifacendosi a quelle, davvero straordinarie, erano tutti propensi a credere che il Nacional Medellin dovesse venire puntualmente strozzato sull'erba. Ma il viatico era illusorio: il Milan visto a Tokio era quello del campionato, quasi mai brillante, e il Nacional l'ha imbrigliato a dovere. Ciò non toglie che Van Basten abbia avuto tre palle gol, sprecandole vergognosamente. Via via che trascorrevano i minuti ci si è tutti convinti che il Milan sarebbe potuto passare solo su calcio franco, mai su manovra. E infatti ha segnato alla brava Evani con un forte sinistro basso dal limite. Il portiere Higuita (in italiano, letteralmente, fichetta) ne ha combinate di cotte e di crude: alla fine l'ha uccellato la sua stessa barriera, incompleta sulla destra. L'alloro conquistato dal Milan è importante per induzione comparativa. Due sole squadre europee avevano vinto prima la finale nipponica: il Porto e la Juventus. Tutte le inglesi e le tedesche ci avevano lasciato le cuoia. Il Milan conferma la propria vocazione internazionale, onorata anche in un giorno di scarsa vena. In alto dunque le bandiere e i canti per questo caro e arzillo novantenne" (Gianni Brera, 'La Repubblica', 19 dicembre 1989)

AC Milan - Sevilla FC

31 agosto 2007, Stade Louis-II, Monaco
Supercoppa europea (gara unica)

AC Milan - FC Porto

Il bomber ucraino
29 agosto 2003, Stade Louis-II, Monaco
Supercoppa europea (gara unica)
Tabellino | Full match | Sintesi | Highlights

"Netta, ben più dell' 1-0, la vittoria del Milan, in una serata umida e ventosa che esalta Shevchenko. Suo il gol, un rigore tirato di testa su cross di Rui Costa. Sue le iniziative più pericolose, all'insegna di un'estrema praticità. Shevchenko è un grande semplificatore, in una squadra che a volte ha inclinazioni barocche" (Gianni Mura, La Repubblica, 30 agosto 2003).

AC Milan - FC Internazionale Milano

2 luglio 1983, Stadio Giuseppe Meazza, Milano
Coppa Super Clubs (Mundialito)
Tabellino (sub data)Sintesi [10:53]