1 dicembre 1954, Empire Stadium, Wembley
Amichevole internazionale
Tabellino | Video (British Pathé)
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Il bombardiere dei Fohlen
ScheggeLa spingarda di Bonhof
11 ottobre 1978, Stadion Evžena Rošického, Praha
Rainer Bonhof giocava, negli anni '70, per la nazionale tedesca e per un club che, se in giornata di vena, era in grado di radere al suolo qualsiasi avversario: il Borussia di Mönchengladbach. Le selvagge cavalcate di Netzer, e le bordate da trenta metri di Bonhof (chiedere lumi a Ray Clemence): negli stadi dove i neroverdi si sono fermati una notte, si respira ancora il senso di paura. A quei tempi, il Bayern vinceva di più, era compagine più classica, si specchiava nell'eleganza del Kaiser e nella rapinosa leggerezza di Müller. Il Borussia era diverso. Spaventava, semplicemente. E, spesso, era Bonhof a suonare la carica. E a sfondare le reti con i suoi leggendari calci di punizione.
Deutschland - Argentina
Germany - England
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| Oh my God ... |
Coppa del mondo - qualif. (Europa, gr. 9)
Tabellino | Full match | Highlights
Sette tocchi di prima
Il rapido palleggio degli Azzurri
20 agosto 2003, Gottlieb Daimler Stadion, Stuttgart
"Erano almeno un paio d' anni che non mi divertivo così. Anzi di più" (Vieri).
"E' stata davvero una gran giocata, quando Vieri mi ha allargato quel pallone per un attimo ho pensato di tirare, poi ho deciso di ridargli il pallone. E' stata la cosa più giusta. Anche se Bobo quel passaggio lo ha fatto perché prima tirare non poteva proprio" (Totti).
"Certo giocare assieme è stato bello, abbiamo ricominciato a giocare la palla e questo è positivo" (Del Pieri).
La rete con cui gli Azzurri amichevolmente passano a Stoccarda "entra di diritto nella galleria dei più bei gol azzurri: sette tocchi consecutivi di prima, rasoterra, chiusi all'altezza del dischetto dal destro in corsa di Vieri. A futura memoria: palla rubata da Tacchinardi a centrocampo, doppia triangolazione Vieri-Del Piero dalla fascia sinistra a centro area, tiro fintato dal centravanti, appoggio per Totti e fulminea restituzione dell' attrezzo per l'esecuzione" (Enrico Currò).
Altri tempi.
West Germany - England
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| Uwe Seeler e Bobby Moore |
Coppa Rimet - finale
Tabellino | Full match * | Sintesi [16:38] | Highlights (BP, colour) | Altri (ITV)
* Registrazione (gratuita) necessaria
I Maestri si laureano campioni del mondo. Non a pieni voti, però. La Germania, già laureata, si batte con la sua teutonica caparbietà: va in vantaggio al 12° con Haller, viene rimontata e pareggia all'89° con un contestato gol di Weber.
Nei primi novanta minuti le squadre si equivalgono, pur giocando di più la palla gli inglesi. Il confronto tra Beckenbauer e Bobby Charlton è uno spettacolo nello spettacolo. Nei supplementari i tedeschi calano sul piano fisico, mentre le folate inglesi si fanno sempre meno contenibili. Al 101° il fattaccio: tiro di Hurst dal limite dell'area piccola, la palla colpisce la traversa e rimbalza sulla linea. L'arbitro, lo svizzero Gottfried Dienst (di designazione inglese, come è noto) è incerto; il guardalinee sovietico, l'azero Tofik Bachramov, no, e indica la rimessa da centrocampo.
Tripudio dei 93.000. Nell'ultima azione alcuni di essi entrano in campo credendo che la partita sia già terminata. Il celebre telecronista della BBC Kenneth Wolstenholme commenta: "They think it's all over!". Un secondo dopo Hurst segna la quarta rete: "It's now, it's four!". Una frase entrata nell'immaginario collettivo di un paese.
Vedi anche:
L'ineffabile storia di Tofik Bachram-og’ly Bachramov (Eupallog Storie)
Adesso i tedeschi pareggiano (Eupallog Storie)
La diretta live del "Guardian"
West Germany - Soviet Union
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| Helmut Haller |
Coppa Rimet - semifinali
Tabellino | Full match * | Highlights | British Pathé
*Registrazione necessaria
E' Concetto Lo Bello ad arbitrare la prima semifinale del Mondiale 1966. E anche lui non vede e non sente. La partita gli sfugge subito di mano trasformandosi in una caccia all'uomo di cui fanno le spese dapprima Yozhef Sabo e poi Igor Chislenko, che alla seconda entrata assassina reagisce e si becca il rosso.
Haller e Beckenbauer risolvono il match. Il futuro Kaiser si fa pure ammonire, a pena di non giocare la finalissima. Risolve la FIFA cancellando magnanimamente la sanzione.
West Germany - Uruguay
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| Carlos Héctor Silva |
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Full match * | Highlights (col)
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Cominciamo dal nome dell'arbitro: Jim Finney (inglese). Va precisato che la scelta degli arbitri, dai quarti di finale in avanti, fu riservata al presidente della FIFA, Stanley Rous (si noti, ex arbitro), casualmente britannico, e al suo braccio destro, Ken Aston, inglese pure isso, che era in campo a Santiago quanto il Cile massacrò l'Italia nel 1962.
Il suddetto Finney non vide il gol iniziale dell'Uruguay - una lecca da 30 metri di Cortés che si infilò nell'angolo alto, batté sul sostegno e rientrò in campo - e nemmeno la manona di Karl-Heinz Schnellinger, teutonico defensore, mettere fuori la pelota dallo specchio su un altro spiovente (Brera, che era in tribuna, scrisse che la vide lui da 50 metri, la mano). L'effetto fu che gli uruguagi si incacchiarono di brutto e rimasero in nove. Cortés picchiò Finney a fine partita beccandosi 6 giornate di squalifica, per sovramercede. Con tre gol negli ultimi venti minuti la Nationalmannschaft approdò alle semifinali. Così va il mondo, in certe sfere.
Vedi anche Mal comune mezzo gaudio (Eupallog Calendario)
Alemania Federal - Italia
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Campionato del mondo - finale
Tabellino | Full match (solo audio Martellini) | Altro * | Highlights
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Se quello del 2006 è forse il titolo che gli italiani (pallonari) avvertono con gratitudine ma con minore trasporto - benché la soddisfazione di mettere sotto gli spocchiosi galletti sia sempre una medicina benefica per l'intero paese -, quello del 1982 è forse il più bello, insieme a quello del 1938 (in terra di Franza, scorticati i padroni di casa e i presuntuosi brasiliani).
L'impresa del Vecio e dei suoi ragazzi - una generazione di campioni - segnò una svolta per la storia civile dell'intero paese, avvilito da troppi anni di piombo: fece ritrovare a una nazione l'orgoglio di essere un paese di lunga tradizione di eccellenza mondiale, dai fasti dell'età romana a quella dei municipi medievali, dallo splendore del Rinascimento al genio degli intellettuali che hanno fatto l'Italia unita (da Verdi a Croce, da Marconi a Fermi, da Fellini a Pasolini, da Meazza a Rocco, etc.).
La sera madrilena dell'11 luglio 1982, in uno dei santuari più imponenti del calcio mondiale, gli Azzurri suggellarono la memorabile cavalcata delle quattro partite unapiùbelladellaltra. A Gianni Brera esplose il cuore in tribuna: "Io triumphe, avventurata Italia! il terzo titolo di campione ti pone accanto al magno Brasile nella gerarchia del calcio mondiale. Hai strabiliato solo coloro che non te ne ritenevano degna, non certo coloro che sanno strologare a tempo e luogo sul mistero agonistico del calcio. La tua vittoria è limpida, pulita: non è neppure venuta dal caso, bensì da un'applicazione soltanto logica (a posteriori!) del modulo che ti è proprio, e in tutto il mondo viene chiamato all'italiana".
"Ora ti metto in guardia, cara vecchia smandrippata Italia. Sentirai irridere ai tedeschi, alla loro condizione amara, ai loro errori tecnico-tattici. Reagisci con forza: richiama gli invidiosi e gli imbecilli alle più normali consuetudini della storia e soprattutto della storiografia. Annibale e Napoleone vengono celebrati come geni della guerra. Ci si è mai domandato perche? Che diamine: perché gli storici scrivono per i vincitori di quei geni inarrivabili".
"Ora tu, cara vecchia smandrippata Italia, hai sfruttato appieno le virtù della tua indole. dunque della tua cultura specifica. Non si vince un mondiale senza storia; non si arriva senza nerbo né valore a una finale mondiale. Con nerbo e valore ci sono arrivati i tedeschi. Con bravura estrema li ha battuti l'Italia. ln alto allora le bandiere e i canti per l'Italia tri-campeona del mundo: in alto le bandiere e i canti per chi se l'è meritato. AI diavolo i malevoli i cacaminuzzoli gli invidiosi gli incompetenti i pirla i fessi ai quali non è piaciuta la vittoria italiana. Io triumphe, avventurata Italia. Dovessi per un mese cantare le tue caste glorie, ebbene, lo farei con grato entusiasmo. E grazie a voi, benamati brocchetti del mio tifo, benamati fratelli miei in mutande. Avevo pur detto che Paolo Rossi in trionfo è tutti noi. Il terzo titolo mondiale dell'Italia non si discute come non si discutono i miracoli veri. Adios, intanto tia Espana, adios".
BR Deutschland - Niederlande
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Franz Beckenbauer, Johann Cruijff,
Gerd Müller
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Campionato del mondo - finale
Tabellino | Full match | Altro * | Sintesi | Highlights
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L'ultimo quadro del Musée de l'Orangerie 1974 è come una tela di Fontana, con un taglio in mezzo e un vuoto cosmico dietro, o - se vogliamo - come un acrilico di Burri, con una bruciatura dolorosa.
Inopinatamente per i più, quel "fuoco arancione" - che come ha scritto Eduardo Galeano "andava e veniva, spinto da un vento sapiente che lo lanciava e frenava" e dove "tutti attaccavano e tutti difendevano, dispiegandosi e ripiegandosi vertiginosamente a ventaglio, e l'avversario perdeva le tracce davanti a una squadra nella quale ognuno era undici" - scomparve in un buco nero.
Semplicemente, dopo aver sbaragliato ogni avversario e vinto anche nella pioggia e nel vento, gli olandesi incontrarono infine una squadra forte quanto loro, potente quanto loro, anche se assai meno spettacolare, meno vertiginosa. Ma possente e pragmatica: la Deutsche Fußballnationalmannschaft che aveva dominato in Europa due anni prima mostrando un calcio altrettanto bello. Anche se di stile diverso: non un'Orangerie ma uno splendido, flessuoso, Bauhaus [vedi].
Per gli imperscrutabili disegni di Eupalla toccò nuovamente ai tedeschi, vent'anni dopo, bagnare nell'umiltà del calcio pragmatico il sogno di una squadra stellare come lo era stata l'Aranycsapat di Puskas e compagni. Ma mentre nel 1954 la Nationalmannschaft non aveva grandi campioni, se non Fritz Walter, e non aveva meritato la vittoria, quella del 1974 ne schierava perlomeno una manciata, da Paul Breitner a Franz Beckenbauer, da Wolfgang Overath a Günter Netzer, da Gerd Müller a Uli Hoeness, etc., e meritò di alzare la seconda coppa del mondo.
Tra i pochi a pronosticare la vittoria dei tedeschi fu Gianni Brera, che osservò come "per gli olandesi avevano sbavato un po' tutti, non soltanto i nesci della critica pedatoria". L'autocompiacimento fu quasi beffardo: "Io constato però che sono improvvide cicale e oso scrivere che i tedeschi, facendo le sagge formiche, li sistemeranno in occasione della finalissima. Non mi sento affatto il discepolo prediletto di Gesù: rifletto semplicemente sul modulo tattico dei tedeschi, i quai giocano all'italiana. Il risultato è stretto: 2-1. Azzeccato il pronostico favorevole ai tedeschi, mi trovo proprio bravino. Un poveraccio si deve pur consolare: qualche micco straparlava in Italia di calcio totale e d'urgente necessità di adottarlo a nostra volta. Io sghignazzavo allora senza pietà. Di calcio si discorre sette giorni la settimana e tutti sono convinti di enunciare il santo vero".
Il Maestro riconosceva che "quando non dovevano rischiare le gambe, Cruijff e Neeskens inscenavano giostre ineffabili. Il loro genio si trasmetteva a un complesso non meno dotato che esperto". Ma dimostrò di non comprendere fino in fondo la novità dell'idea di gioco che gli olandesi stavano proponendo impetuosamente. Brera era rimasto folgorato dell'Uruguay visto dal vivo nel 1954: "finalmente ebbi coscienza delle prodezze compiute dagli azzurri negli anni trenta: il modulo uruguagio aveva inspirato anche loro". E di quell'idea di calcio ordinata, quadrata, difensiva e qualitativa nella rimessa, si fece - come sappiamo - paladino e teorico (storico-etnico e non solo storico-critico), ingaggiando tenzoni ideologici memorabili con i fautori del "bel gioco". A vent'anni di distanza, Brera non ebbe la curiosità e forse nemmeno la voglia di comprendere il nuovo linguaggio calcistico. Un'opacità critica che riemerse di fronte alle declinazioni "totali" degli anni ottanta, dalla Dinamo Kiev di Lobanovskyi, bellamente ignorata, e, soprattutto, al Milan di Sacchi, tacciato di "eretismo podistico" [leggi qui].
La difficoltà, o il rifiuto, di comprendere la novità del calcio totale, è riassunta tutta in una frase: "o non mi è accaduto di vedere in attacco sull'estrema destra i due terzini d'ala? Ogni schema difensivo andava a ramengo dietro all'ispirazione e al ritmo dell'azione offensiva". Quella che per Rinus Michel era una componente essenziale della sua idea di calcio, l'universalità tecnica dei singoli e l'interscambiabilità dei ruoli, per Brera era invece disordinata frenesia atletica e tattica. Al punto di coniare uno splendido neologismo dei suoi, il "panturbiglione": "si spropositava per gli olandesi di calcio totale, diciamo pure di panturbiglione, di girandola continua".
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| L'Olanda della finale 1974 come una combustione di Alberto Burri |
Dal suo punto di vista - che non era tradizionalista, ma ispirato a un sano realismo critico - l'esito della finale del 1974 rispondeva a una logica evidente: "Il presuntuoso calcio totale ha mostrato le sue pecche e il calcio difensivista i suoi pregi di modestia e di praticità. In Italia avevano tutti pronosticato Olanda e si scagliarono contro di me, che avevo scritto come qualmente ì tedeschi avessero vinto i mondiali giocando all'italiana. Lo confermò papale papale anche Beckenbauer: ovviamente, ha precisato, con il nostro impegno, la nostra rabbia".
Vedi anche:
- Il confronto tra Johan Cruijff e Franz Beckenbauer
- Analisi tattica
Germania Ovest - Inghilterra
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| Lothar Matthäus e Paul Gascoigne |
Campionato del mondo - semifinali
Tabellino | Full match * | Highlights
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Mentre la nazione ospitante cercava di elaborare il suo lutto, Germania e Inghilterra tornarono a confrontarsi ancora una volta in una gara mondiale senza appello. Gli inglesi avevano arrancato come gli argentini per tutto il torneo, giocando in maniera decente solo ai quarti con il Camerun. A Torino finalmente fiorirono, ma invano. Fu una bella partita, sbloccata da Brehme dopo un'ora e ripresa per i capelli da Lineker a 10' dalla fine. Dopo i supplementari anche l'esito della seconda semifinale fu affidato ai rigori: fu la prima, e per ora unica, volta. A conferma che ai Mondiali del 1990 "ci fu parecchio calcio difensivo e cinico, e squadre che giocavano per arrivare ai rigori", come annotò uno tra i decani dei commentatori inglesi, John Motson.
L'Inghilterra aveva riprovato l'ebbrezza delle semifinali dopo il 1966. Alti lai furono levati al buon Bobby Robson. Ma agli inglesi rimase l'amaro in bocca perché consapevoli che l'Argentina non era più la squadra che li aveva irrisi nel 1986. Consapevolezza condivisa dai più sornioni tedeschi. Per loro era stata la nona semifinale in 14 tornei mondiali disputati: sarebbe stata la quinta finale, la terza consecutiva, questa volta non contro la squadra di casa. Anche per questo presero fiduciosi l'aereo per Roma: era chiaro a tutti che l'Olimpico si sarebbe schierato tutto dalla loro parte.
Vedi anche:
- Elementare, Watson (Eupallog Calendario)
BR Deutschland - Schweden
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| Ballando nell'area di rigore |
Tabellino | Full match * | Sintesi [12:36] | Highlights
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Sotto l'ennesimo nubifragio di quel Mondiale, la Germania affrontò la Svezia nel girone della seconda fase. Nondimeno fu una bellissima partita: andarono in vantaggio gli scandinavi che, rimontati, rimisero in pari il risultato a inizio ripresa. Nell'ultimo quarto d'ora prevalse l'ordine teutonico.
Vedi anche: La resistenza svedese e i capricci di Netzer (Eupallog Calendario)
Germania Ovest - Olanda
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| Rosso per Völler e per Rijkaard |
Campionato del mondo - ottavi di finale
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L'odio anti-tedesco era improvvisamente esploso in Olanda due anni prima, quando la nuova arancia meccanica aveva sconfitto la Deutsche Fußballnationalmannschaft ad Amburgo nella semifinale degli europei [qui]; a Milano, per gli ottavi del mondiale, si giustappose alla rivalità cittadina, essendo tutti tedeschi e tutti olandesi gli stranieri pedatanti nel nome, rispettivamente, dei bauscia e dei casciavitt.
Al Meazza vinsero gli interisti (gol di Klinsmann e Brehme); platonica la presenza nel tabellino di Ronald Koeman, che ad Amburgo era stato l'unico a dare la propria in cambio della maglia di un avversario, salvo farne uso 'singolare' sotto la tribuna centrale del Volkparkstadion. Il solo milanista a lasciare una traccia profonda nella partita fu il mite Franklin Edmundo Rijkaard: si prese un rosso per aver espettorato in testa a Rudolf (Rudi) Völler, che gli dava le spalle. Uno sputo del quale nessuno ha mai conosciuto il motivo; il primo episodio del genere colto dalle telecamere e immediatamente ritrasmesso via satellite ai quattro angoli dell'universo. Il disgusto fu unanime. Anche il tedesco fu espulso, senza ragioni apparentemente comprensibili. Si parlò di epiteti razzisti; prima Völler, poi Rijkard negarono la circostanza. A distanza di tempo il mite Frankie disse: "a pensarci adesso è davvero buffo, no?". E' un noto freddurista. Ma anche un olandese originario delle Indie occidentali; per lui la vittoria dei tedeschi non era un evento insopportabile. Così, dopo la battaglia di Milano, i migliori poeti olandesi non vennero nuovamente sollecitati a versificare, com'era accaduto nel 1988. I cittadini di Amsterdam non corsero più in strada per gettare simbolicamente nel cielo le proprie biciclette. Ci fu solo qualche disordine lungo la frontiera tra Germania e Olanda*. Dal canto loro i tedeschi, che erano sembrati irresistibili nelle prime partite, uscirono un po' storditi da quell'ordalia; arrivarono in fondo al torneo e lo vinsero, ma nessuno si divertì più guardandoli giocare.
* Si veda, al riguardo, Simon Kuper, Calcio e potere, p. 29 e segg.
Vedi anche Barry Glendenning, Frank Rijkaard and Rudi Völler ("The Guardian")
Alemania Federal - Uruguay
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| Ildo Enrique Maneiro Ghezzi e Wolfgang Weber |
Coppa Rimet - finale (3° e 4° posto)
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Italia - Alemania Federal
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| Finalmente è finita ... |
Coppa Rimet - semifinali
Tabellino | Full match | Altro * | I gol
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Di questa partita è stato detto tutto e il contrario di tutto. Dunque non aggiungeremo alcunché, se non lasciare la parola - integrale - al Maestro.
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Di questa partita è stato detto tutto e il contrario di tutto. Dunque non aggiungeremo alcunché, se non lasciare la parola - integrale - al Maestro.
Due ore memorabili di calcio istintivo
Italia - Germania Ovest: 4-3
Italia: Albertosi; Burgnich, Facchetti; Bertini, Rosato (dal 1' del p.t. suppl. Poletti ), Cera; Domenghini, Mazzola (dal 46' Rivera), Boninsegna, De Sisti, Riva. Germania Ovest: Maier; Vogts, Patzke ( Held dal 65'); Schnellinger, Schultz, Beckenbauer; Grabowoski, Overath, Seeler, Müller, Löhr (Libuda dal 51'). Arbitro: Yamasaki (Messico). Marcatori: Boninsegna all'8' del p.t.; Schnellinger al 45' della ripresa; 1° tempo supp.: Müller al 4', Burgnich all'8', Riva al 14'; 2° tempo suppl.: Müller al 5'; Rivera al 6'.
Non fossi sfinito per l'emozione, le troppe note prese e poi svolte in frenesia, le seriazioni statistiche e le molte cartelle dettate quasi in trance, giuro candidamente che attaccherei questo pezzo secondo i ritmi e le iperboli di un autentico epinicio. Oppure mi affiderei subito al ditirambo, che è più mosso di schemi, più astruso, più matto, dunque più idoneo a esprimere sentimenti, gesti atletici, fatti e misfatti della partita di semifinale giocata all'Azteca dalle nazionali d'Italia e di Germania. Un giorno dovrò pur tentare. Il vero calcio rientra nell'epica: la sonorità dell'esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria o labile o costante ...
Trattandosi di un tentativo nuovissimo, non dovrei neanche temere di passare per presuntuoso. "Se tutti dovessero fare quello che sanno", ha sentenziato Petrolini, "nulla o quasi verrebbe fatto su questa terra".
È vero. Prima di costruire il ponte di Brooklyn, l'architetto che lo progetta non è affatto sicuro di esserne capace. Io stesso, disponendomi a cantare una partita di calcio, non saprei di poterne cavare qualcosa di valido. Però la tentazione è grande: ed io rinuncio adesso perché sono stremato, non perché non senta granire dentro la voglia di poetare.
Italia-Germania è giusto di quelle partite che si ha pudore di considerare criticamente. La tecnica e la tattica sono astrazioni crudeli. Il gioco vi si svolge secondo meno vigili istinti. Il cuore pompa sangue ossigenato dai polmoni con sofferenze atroci. La fatica si accumula nei muscoli male irrorati. La squadra, a stento nata traverso la applicazione assidua di molti, si disperde letteralmente. Campeggia su diversi toni l'individuo grande o fasullo, coraggioso o perfido, leale o carogna, lucido o intronato. Se assisti con sufficiente freddezza, annoti secondo coscienza. Non ti lasci trasportare, non credi ai facili sentimenti, non credi al cuore (anche se romba nelle orecchie e salta in gola). Ho sempre in mente di aver cercato invano di capire come siano andate realmente le cose nella finale mondiale 1934. Nessun cronista italiano aveva visto: tutti avevano unicamente sentito.
Ora mi terrorizza l'idea che qualcuno debba scorrere un giorno questo articolo senza capire né poco né punto come si sia svolta la memorabile semifinale Italia-Germania dei mondiali 1970. Retorica ne ho fatta solo a rovescio, giustificando la mia umana impotenza a poetare. Ho dato un'idea di quanto avrebbe meritato lo spettacolo dal punto di vista sentimentale? Bene, non intendo abbandonarmi a iperboli di sorta. Fuori dunque le cifre: e vediamo di interpretarle secondo onestà critica e competenza. Soffoco i miei sentimenti di tifoso con fredda determinazione. Parliamo allora di calcio, non di bubbole isteroidi.
I bravi messicani sono impazziti a vedere italiani e tedeschi incornarsi con tanto furore. Adesso fanno i loro ditirambi. Pensano di apporre una lapide all'Azteca. Sarei curioso di leggere: e magari di veder fallire in altri la voglia di poetare ore rotundo.
I nostri ospiti hanno gaiamente bruciato adrenalina ad ogni sconquasso, e Dio sa quanti ne siano stati perpetrati in campo. Ma domenica c'è Italia-Brasile, e sarà, garantito, anche peggio. Basterà una lapide un po' più grande per ricordare tutto. Non anticipiamo, please. In finale sono due equipos bicampeones: dunque è sicuro (a meno di eventi imponderabili) che la Coppa Rimet avrà finalmente un padrone definitivo. Questo conta!
La squadra azzurra, benché gloriosissima finalista, non va troppo lodata per ora. Guardiamola freddamente. L'Italia è finalista, con il Brasile, della Coppa Rimet: questo può bastare alla nostra gioia di tifosi, anche se sul partitone di ieri, che ci ha portato a battere i tedeschi, è meglio ragionare, di modo che non si gonfino equivoci pericolosi. La prima doverosa constatazione è questa: gli italiani si sono battuti, quasi tutti, con slancio virile, molto ammirevole e, in certo modo, sorprendente. È difficile non dirsi fieri di questi guaglioni, dopo quanto si è visto e sofferto.
Se l'altura non è un'opinione, vinceremo per la terza volta i mondiali: questo ho detto e ripeto. Ma bisognerà che non giochiamo come s'è fatto ieri, proprio no. La memorabile partita è stata avvincente sotto l'aspetto agonistico e spettacolare: si è conclusa bene per noi, e questo è il suo maggiore pregio, ai miei occhi disincantati.
Sotto l'aspetto tecnico-tattico, è da ricordare con vero sgomento. Sia gli italiani sia i tedeschi hanno fatto l'impossibile per perderla. Vi sono riusciti i tedeschi. Evviva noi! Errori ne sono stati commessi millanta, che tutta notte canta. I tedeschi ne hanno forse commessi meno di noi, ma uno solo, madornale, è costato loro la sconfitta.
Enumero gli errori italiani. Si parte con Mazzola, buon difensore, si segna e si regge benino. Marcature discutibili (su Seeler andava messo d'urgenza Burgnich): ma all'avvio tutto fila. Boninsegna tenta di servire Riva, stolidamente soffocato in mischia, riceve un rimpallo di Vogts e cannoneggia a rete: sinistro imperdonabile: gol. È il 7'.
I tedeschi arrancano grevi. Giocano con tre punte e mezzo, come con gli inglesi: le ali, Muller e Seeler. Acuiscono via via il forcing ma non cavano più di due tiri-gol di Grabowski: li sventano Rosato e Albertosi. Muller conclude fuori una volta. Seeler non riesce a tirare affatto: rifinisce soltanto.
Gli italiani concludono spesso con Riva, tuttavia mal situato. Mazzola tiene Beckembauer e potrebbe segnare al 40' se l'arbitro gli concedesse la regola del vantaggio. Facchetti inciampa nei piedi di Beckembauer, lanciato a rete, e lo fa ruzzolare. Un arbitro meno onesto darebbe rigore (17'). Riva spreca di testa una palla-gol (40') e un'altra ne sbuccia a metà (parata in angolo di Maier: 42').
Secondo tempo. Mazzola e Boninsegna sono stati avvertiti il mattino che uno di loro verrà sostituito da Rivera. Nell'intervallo si sostituisce Mazzola, il migliore in campo. Un collega tedesco, Rolf Guenther, sospira: "L'ultima nostra speranza è riposta in Rivera". Maledetto. Come sostituire Bonimba, pure molto bravo, e autore del gol? Dunque, fuori Mazzola. Entra Rivera e assiste smarrito al forcing tedesco, sempre più acre. Domenghini è chiamato su Beckembauer ma, ben presto, Schoen manda in campo Libuda, a destra, sul più sciagurato Facchetti dell'anno, e poi addirittura espelle Patzke e getta in mischia Held, un grintoso biondone dal piglio da SS. Domenghini deve dividersi, a soccorso di tutti.
Il forcing tedesco è così fiducioso che Riva al 5' e Rivera al 12' possono battere a rete autentiche palle-gol. Purtroppo sono sciape, e Maier le para entrambe. Sotto Albertosi, continue gragnuole. Seeler giganteggia, sgomitando Bertini e venendone sgomitato. Mischie furenti nella nostra area. Due falli da rigore rilevati per onestà (e dàlli): Rosato su Beckembauer e Bertini su Seeler. Una rimbombante traversa di Overath (19'). Una respinta di Rosato sulla linea. Un gol sbagliato da Muller. Due o tre parate gol di Albertosi.
I tedeschi ci assediano. Rivera guarda. Domenghini affoga. Dal'area, continui richiami. Nessuno torna, dalle posizioni di punta (eppure Riva è meglio in difesa che all'attacco, di questi tempi: sissignori). Il predominio tedesco è avvilente. Il pubblico ruggisce all'ingiustizia del punteggio. I tedeschi attaccano con Libuda, Seeler, Muller, Held e Grabowski di punta, e dietro loro premono Beckembauer e Overath. Un vero disastro. Una sproporzione di forze impressionante. Valcareggi prende atto. Io arrivo ad augurarmi che segnino alla svelta i tedeschi perché mi vergogno (e ne soffro).
Sono difensivista convinto ma questo non è calcio: è una miseria pedatoria. E anche stupidità. Non abbiamo vigore sufficiente al facile contropiede. I tedeschi schiumano rabbia. Infine pareggia Schnellinger, al 47'30". E meno male che è lui, der italiener. Non l'abbiamo corrotto: Carletto è onesto. Segna. È la sesta punta. Schoen gioca senza libero, ormai. Vogts su Riva e Schultz su Bonimba. Gli altri, tutti avanti (per nostra fortuna).
Tempi supplementari. Si fa male Rosato, entra Poletti. A parte una lecca a Held, che se la merita, gioca di punta per i tedeschi, e segna al 5'. Cross di Libuda (che inciucchisce Facchetti), testa a rifinire di Seeler: palla morta in area, Poletti non stanga via, accompagna di petto verso porta: Muller si frappone: Poletti e Albertosi fanno la magra: 1-2. Sciagura. Pubblico osannante. Meritiamo, meritiamo, come no?
Ma qui incominciano gli errori tedeschi. Pur imitando Ramsey, Herr Schoen ci ha preso per degli inglesi. E insiste a WM. Vogts commette fallo su Riva. Rivera tenta il pallonetto perché incorni qualcuno: chi c'è in area tedesca? Il furentissimo Held. Il quale di petto mette graziosamente palla sul sinistro di Burgnich, l'immenso: 2-2. Dice che il pubblico si diverte, a questi scempi. Il critico prende atto: ma rabbrividisce pure.
I tedeschi sono proprio tonti: ecco perché li abbiamo quasi sempre battuti. Nel calcio vale anche l' astuzia tattica non solo la truculenza, l'impegno, il fondo atletico e la bravura tecnica. I tedeschi seguitano a pencolare avanti in massa. Così segna anche Riva.
Domenghini si ritrova all'ala sinistra (dove non è il mio grande grandissimo sbirolentissimo Bergheim?): crossa basso: trova Riva. Riva tocca a lato di esterno sinistro, secco, breve: scarta di netto Vogts ed esplode la rituale mancinata di collo. Gol strepitoso. È il 14' del primo tempo supplementare.
I tedeschi sono anche eroici (e quante botte pigliano e danno). Sono stanchi morti, ma quando Seeler suona il tamburo (con il gomito in faccia a Bertini) tutti ritrovano la forza per tornar sotto e pareggiare.
É angolo a destra. Batte Libuda. Seeler stacca da sinistra e rispedisce a destra: Muller dà una incornatina che Albertosi segue tranquillo: sul palo è Rivera (ma sì, ma sì): il quale sembra si scansi.
Albertosi lo strozzerebbe. Rivera china il capino zazzeruto e la fortuna sua e nostra gli offre subito il destro di salvare sé e la squadra. É il 6': lanciato sulla sinistra: Boninsegna ingaggia l'ennesimo duello con il cottissimo Schultz: riesce a crossare basso indietro: i pochi tedeschi in zona sono su Riva. Rivera in comodo allungo si trova la palla sul piatto destro e freddamente infila Maier, già squilibrato prima del tiro.
Adesso è proprio finita. I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimenti (a mi, nanca un po'). Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: Schnellinger, Riva, Rivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani (pensa te!). Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Bonimba ispirata da un rimpallo fortunato.
Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l'infarto, non per ischerzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l'aspetto tecnico-tattico. Sotto l'aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).
I tedeschi meritano l'onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2).
L'idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po' meno allegra che nell'amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l'ho affatto con il biondo e gentile Rivera, maledetti: io non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo? Tutto all'aria, tutto sconnesso. Se non vedete e amate, almeno rispettate chi vede, e proprio perché vede si raccomanda che Rivera sia punta o mezza punta, non centrocampista, mai! Da punta è andato benissimo, sia nell'amichevole con il Messico, sia con gli stessi tedeschi, sebbene di palle ne abbia lavorate assai poche.
I sentimentali, immagino, avranno cantato sonori peana per tutti. Preferisco attenermi alla realtà non senza ringraziare i tedeschi per la loro cieca dabbenaggine tattica e l'arbitro Yamasaki per la sua vigile comprensione ...
Ora siamo in finale, e si può vincere. Ma bisogna condurre veramente la squadra, non guardarla atterriti dalla panchina. Valcareggi e Mandelli, guidati da Franchi (ma sì) hanno molta fortuna: Napoleone gradiva moltissimo i generali fortunati. Sono graditi anche da noi, benché siamo tifosi e non imperatori. Però la fortuna - alla lunga - meritata. Mercoledì è stata meritata, onestamente: e fortuna è stata anche quella di non vincere 1-0 in 90' rubando la partita da pitocchi, dopo la rabbiosa e squassante offensiva tedesca.
Il 4-3, a pensarci, legittima tutto: anche le nostre fondate ambizioni a vincere definitivamente la Rimet. Ma se commettiamo gli sfondoni di mercoledì con il fiero e disinvolto Brasile, poco poco ne prendiamo de goleada. Attenti, allora. Da domani studiamo la partita, ci ragioniamo su e vediamo come è possibile farla nostra, se davvero sarà possibile.
Gianni Brera, "Il giorno", 18 giugno 1970
Alemania Federal - Inglaterra
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| Gerd Müller e Peter Bonetti |
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Full match * | Sintesi [19:06] | Highlights
* Registrazione necessaria
Nel luogo comune gli inglesi non sono ritenuti un popolo superstizioso. Ma il 14 giugno 1970, all'Estadio Nou Camp di León, per il quarto di finale con la Germania, rispolverarono la maglia rossa che li aveva visti vincitori nella contestata finale di quattro anni prima. Non bastò.
Grande rivincita e grande, emozionante, partita. I rossi perdono Gordon Banks per colpa di Montezuma e i pali li difende l'incerto Bonetti. Nondimeno, dopo un'ora di gara, sono avanti di due reti. Accorcia Beckenbauer al 68° e il CT inglese, Alf Ramsey, toglie Bobby Charlton per risparmiarlo in vista della semifinale. Pareggia l'implacabile Seeler e si va ai supplementari sotto il solleone. Sarà il nostro amato Gerd a segnare uno dei suoi primi gol pesantissimi.
Appuntò Gianni Brera nella sua Storia critica del calcio italiano: "Dei tedeschi si dice che li ha miracolati Seeler, e ancora di più lo sciagurato Bonetti, riserva di Banks. Al malmostoso Ramsey fanno tutti le ficche divertiti: qualcuno pensa che abbia perso per aver ritirato Bob Charlton: ma no, che ha perso perché i ruvidi inglesi non sanno tener palla: debbono sempre correre, avventarsi, rischiare: così alla fine li uccellano i tedeschi, che pure stavano sotto di due gol (e il particolare, a pensarci, non è allegro nemmeno per loro)".
Vedi anche La vendetta di Montezuma (Eupallog Calendario)
Yugoslavia - Alemania
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| Wolfgang Fahrian |
Coppa Rimet - quarti di finale
Tabellino | Ampia sintesi: pt. 1 [11:58] | pt. 2 [10:52] | pt. 3 [8:34] | Highlights
Per la terza edizione consecutiva la Jugoslavia incontrò ai quarti di finale mondiali la Germania. Ma la Nationalmannschaft del 1962 non era più quella del decennio precedente. Il 10 giugno 1962, all'Estadio "Braden Cooper Co." di Rancagua, finalmente la spuntarono gli slavi, all'85° ...
Perù - Alemania Federal
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| Gerd Müller e Pedro González |
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo D)
Tabellino | Full match * | Highlights
* Registrazione (gratuita) necessaria
Alemania Federal - Chile
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| Albert Brülls |
Coppa Rimet - fase a gironi (gruppo B)
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