AFC Ajax - AC Milan

Le finali di Champions League

24 maggio 1995, Ernst Happel Stadion, Wien
Tabellino | Full match: 1° tempo - 2° tempo


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Il resoconto di Licia Granelli ("La Repubblica", 25 maggio 1995)

L'ennesimo esame da superare, come se le tante vittorie non bastassero ancora a placare la fame, come se non fosse possibile ridurre il desiderio a normalità. Non c'è squadra al mondo capace di trasformarsi da mammoletta della vigilia a forza della natura in partita, così come ci ha abituato a fare il Milan. Il tutto, prescindendo dalle individualità più acclarate, facile scommettere che Baresi non sbaglierà nulla nell'ennesima partita della vita. Da questo punto di vista, il forfait di uno dei suoi uomini d'oro (Savicevic ieri come Baresi e Costacurta un anno fa) s'è risolto ancora una volta in una iniezione di fiducia collettiva. 
Ha voluto vestirsi con la tuta, il montenegrino, ha voluto accarezzare l'erba del Prater insieme a Van Basten, accoppiata di talento e tristezza ben miscelate nel teatrino del "far finta di essere sani". Poi, mentre i due raggiungevano a passi mesti la tribuna, l'altro Milan è entrato in campo. Non ci sono certezze possibili nel calcio, ma per quel poco di credito di cui godono le analisi prepartita, alcuni duelli - esistono anche nel gioco a zona - sembravano segnati. Su tutti, quello di Overmars e Panucci: la rapidità straordinaria del primo contro la poca attitudine difensiva del secondo. E invece, il campo ha raccontato una storia ampiamente diversa, con l'attaccante presto ridotto a coniglietto smarrito e l'altro progressivamente più sveglio, svelto, determinato. Vero è che nel quarto d'ora della gara, l'idea di Capello di sacrificare le fasce per rendere il corpo di centrocampo una testuggine robustissima, ha perfino disorientato i ragazzini di Van Gaal. Così, pochi o nulli gli appoggi sulla sinistra, la fascia di Overmars, qualcosa di più sulla destra, dove però Finidi è poco ispirato e Maldini è sempre quello che sappiamo, notevolissimo. L'altro duello strabico è quello - inedito e sorprendente - tra Desailly e Litmanen. E' il non detto più detto sul futuro milanista: il ghanese è un difensore stretto in un corpaccione di centrocampista, un'affermazione tattica destinata a non durare. Il suo domani è segnato come quello di una fiaba: quando Baresi smetterà, oppure prenderà a centellinare le sue ultime partite, d'incanto Desailly tornerà il vigoroso difensore centrale ammirato nell'Olimpique Marsiglia. Ieri sera, dentro un Milan mai tanto uniformato tatticamente (centrocampisti a piovere in tutti i ruoli e in tutte le zone del campo) a Desailly è stato chiesto addirittura di sdoppiarsi, tra la marcatura di Litmanen e l'usuale compito di aiutare Albertini nelle ripartenze. Bisogna dire che Litmanen veniva da una settimana di antibiotici per debellare un attacco di angina. Ma Desailly non gli ha lasciato letteralmente fiato per respirare, anticipandolo come in una simbiosi di pensieri e scarpini. Il finlandese non è quasi mai riuscito a sottrarsi a tante soffocanti attenzioni, roba che a metà del primo tempo Rijkaard, lui così misurato e sensibile, lo ha preso a male parole. Non è bastato nemmeno lo scrollone del gran centrocampista per strappargli di dosso fiacchezza e abulia, e Desailly ha smesso di essere un folletto per diventare gigante, come se non avesse mai fatto altro, negli ultimi due anni, che appiccicarsi ai calzoncini altrui per azzerare qualsivoglia pericolo per la porta milanista. Ma il ghanese ha fatto di più, diventando più o meno uno e trino, una sorta di polipo infinito capace di chiudere un'azione, raddoppiare una marcatura, spezzare una ripartenza, aprire per un compagno più dotato (è intelligente, il ragazzo, dove non riesce evita brutte figure), tutto in una sequenza tanto rapida da far pensare alle figurine sdoppiate dei cartoni animati. Settanta minuti senza smettere mai, nemmeno per un momento, di essere il miglior milanista in campo. Non meritava, il Gran Nero, che a segnare fosse proprio bimbo-Kluivert, anche se nell'azione promossa dall'eterno Rijkaard il difensore in difetto è stato Maldini. Resta lui, l'uomo delle due coppe vinte con maglie diverse. Ma in questa mite sera di fine maggio, non deve essergli sembrata una consolazione sufficiente. Alla fine restano le parole di Capello: 'Non meritavamo di perdere. Abbiamo preso un gol quando la difesa era tutta piazzata. E questo mi fa dispiacere ancora di più. Questo è il calcio, ma non meritavamo di subire' . 
L'assenza Savicevic si è sentita molto? 'Savicevic è un giocatore importante, che fa la differenza. Però con i se e con i ma non si va avanti. So solo che abbiamo preso gol a quattro cinque minuti dalla fine, mentre all'inizio abbiamo avuto delle occasioni non sfruttate' . Insomma il rimpianto è per quello che è avvenuto in campo, non per chi non c'era. Molta amarezza sul volto di Capello: 'Accettiamo quello che ci ha dato la sorte. Una cosa però voglio dire, l'Ajax doveva essere la squadra che avrebbe dovuto maciullarci. Invece abbiamo retto: forse se fossimo stati al completo ... Magari non è stato nemmeno l'Ajax solito comunque a loro va il mio bravo' . La stessa analisi viene da Galliani. 'No, non è stata la sconfitta di Monaco, abbiamo perso giocando bene'. Un attacco che non ha saputo entrare nella difesa dell'Ajax. Il pensiero del vicepresidente del Milan va al futuro: 'Il Milan ha bisogno di una prima punta. E' un difetto che quest'anno abbiamo mascherato con la buona stagione di Simone e di Savicevic. Purtroppo senza Savicevic ci è venuto a mancare quel qualcosa in più che sarebbe servito. Per quanto riguarda la punta, abbiamo già provveduto con Weah: i tifosi devono stare tranquilli, il Milan resterà il Milan anche nei prossimi anni' .