Real Madrid CF - TSV Bayer 04 Leferkusen

Le finali di UEFA Champions League

15 maggio 2002, Hampden Park, Glasgow
Tabellino | Full match: 1° tempo - 2° tempo | Highlights


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Roberto Beccantini, L'Europa si inchina a re Zidane ("La Stampa", 16 maggio 2002)

Al diavolo i gufi e gli almanacchi. Dopo due finali perse da juventino, e la seconda proprio contro i bianchi di Spagna, Zinedine Zidane si toghe lo sfizio più bello, suonando e dirigendo la «nona» del Real, 2-1 al Bayer Leverkusen. Raul, Lucio e poi Zizou. Di sinistro, in acrobazia: davanti a re Juan Carlos. Un capolavoro, un atto di giustizia nei confronti di un giocatore che l'Italia aveva sopportato. Il Real del Centenario si aggiudica, così, la Champions League e salva la sua tormentata stagione. Il Bayer cade in piedi, dopo aver dato tutto quello che gli era rimasto in corpo. 
Il Real cerca di rifarsi orchestra la sera del concerto più delicato, quello che nessun Muti mai nella vita vorrebbe mancare. Non è facile, però, accordare il violino di un Figo così ombroso con gli altri strumenti, soprattutto se la difesa è quella che è, contrabbassi e tamburi che vanno a orecchio. I tedeschi, loro, ci mettono animo e fosforo. Nowotny e Ze Roberto sono assenze pesanti, e allora fasce blindate, Zivkovic e Lucio addosso a Moriente e Raul, Ramelow, un Benetti più segaligno ma non meno marmoreo, sulle orme di Zidane, Ballack imboscato sulla tre quarti, Basturk piroettante, Schneider e Brdaric a tenere largo il Real. 
I gol che accendono la notte di Hampden Park sono omaggi che le squade si scambiano ingorde. Comincia il Bayer, con una colossale dormita sulla rimessa laterale di Roberto Carlos: fra uno sbadiglio di Lucio e una russata di Butt, Raul insacca giulivo. Quattro minuti, e Lucio si riscatta incornando di prepotenza una punizione di Schneider. César sorpreso, Hierro confuso: il riassunto di una stagione. 
Non è una gran finale, ma neppure un tamburello insulso o, peggio, volgare. Meglio il Bayer, dopo i gol. Pressa di più e si muove meglio. Neuville e Brdaric sottraggono preziosi riferimenti a Hierro e Helguera. Non a caso, al 21', proprio Brdaric impegna strenuamente César. Il Real è sempre in partita, certo che sì, ma non così padrone come lo scarto di censo suggerirebbe. Makelele timbra tutte le caviglie che gli capitano sotto i tacchi. Solari dà una mano in cucina. Figo deambula al guinzaglio di Placente, la testa bassa, il dribbling spento. Piano piano, visto che tutti la tirano per la sottana senza incantarla, la partita si consegna a Zinedine Zidane. Avvio molle, periferico, lontano dagli occhi e dal cuore. Dal 20' o giù di lì, i primi morsi, i primi saggi. Il tempo di prendere nota dell'uscita di Brdaric (furibondo) e dell'ingresso di Berbatov, ed ecco, al 45' spaccato, il delirio: cross di Roberto Carlos e, giusto dalla lunetta, strepitosa volée di sinistro. Era solo, Zidane, e questo ne ha agevolato la messa a punto, il galleggiamento aereo: ma colpi così, soltanto i campionissimi possono pensarli, non certo quelli «più divertenti che utili» ... 
La ripresa viene introdotta dall'allegra scorribanda di un tifoso con cuffia e per il resto nudo come mamma l'ha fatto. Ovazioni al suo gol e poi una dignitosa resa, e una ancor più onorevole coperta. Il logorio di un anno si abbatte sui muscoli delle squadre. Il Real cerca il contropiede, il Bayer spreme le ultime energie. Del Bosque richiama Figo e sguinzaglia McManaman. Toppmoller ricorre al suo vecchio capo tribù, Kirsten; César, toccato duro, lascia il posto a Iker Casillas. Il finale di una finale è sempre un covo di vipere, un traliccio ad alta tensione, guai ad accarezzarne i fili. I tedeschi non mollano mai, è nel loro Dna. E poi il Bayer merita comunque un monumento: secondo in campionato, nella coppa e in Europa. Il Real si chiude a riccio perché anche i suoi non ne possono più: mischie, collisioni, scintille e un altro invasore (vestito) fino al martellante assedio che suggella la sfida, gran tiro di Basturk, gran parata di Casillas, poi Berbatov due volte e due volte ancora Casillas, di mano, di piede e forse qualcos'altro. 
Real, dunque. Con questa, sono nove. Non ha brillato. Ha sofferto. In caso di sconfitta, lo avrebbero lapidato. E così, invece, Real con Zidane campione d'Europa, Juve senza Zidane campione d'Italia. Alzi la mano chi ...